4. Urbino › San Biagio in Caprile
(11 agosto) Mi sveglio alle 8, è nuvolo. Lascio i bagagli in camera, ho tempo fino alle 11. Volo al Palazzo Ducale, caffè veloce, poi entro. Mostra Il Rinascimento a Urbino, bella grafica. Ma bellissimo il palazzo! Enorme, tanti spazi diversi, dal salone del trono allo studiolo del Duca Federico da Montefeltro. La mostra ha molti pezzi interessanti, dalla Città Ideale attribuita a Luciano Laurana (ho preso anche una bella stampa), a la Muta di Raffaello, che è nato proprio qua a Urbino. Ma la cosa che comincia ad affascinarmi dell’arte figurativa sono i santi!

È cominciato per gioco, poi ho comprato anche un libro per imparare a riconoscerli. Da un dipinto all’altro riconosco San Francesco (col saio povero), San Sebastiano (trafitto dalle frecce), Santa Chiara (con la tonaca nera chiusa fino alla testa), San Giorgio (sempre con armatura, lancia e testa di drago incorporata), San Cristoforo (col bambin Gesù sulle spalle, attraversa un torrente), San Giovanni Battista (ancora piú povero di San Francesco), San Domenico (col saio caratteristico dell’ordine, bianco sotto, mantello e cappuccio nero). Potrebbe essere un buon sistema per insegnare l’arte… Mentre sto per uscire dal Palazzo vedo una rampa in mattoni che scende verso il basso; vi accedo incuriosito e scopro i sotterranei… Angoli e pertugi incredibili, spazi per la scuderia, per il deposito degli alimenti, un bacino per la neve (!) che serviva a conservare i cibi deteriorabili, cappellette di raccoglimento, abbeveratoi. Torno in albergo, sistemo e scendo verso la macchina. Vedo e fotografo strette calli, piccole case con molti vasi di fiori, prospettive che incorniciano il Palazzo.

Riparto e cerco i collegi universitari di Giancarlo De Carlo (un grande architetto). Arrivo e sembra di essere in Inghilterra… Le strutture seguono la collina, mattone e cemento, vetrate un po’ alte e strette. Tutti alloggi da 6/8 camere singole piú cucina in comune. Poi un polo centrale con mensa, aule e spazi di svago. È una struttura nata nel 1965 e ampliata fino al 1981, e un po’ si vede, avrebbe bisogno di essere in parte recuperata; ma il concetto di spazi sempre diversi, che si intersecano tra loro, tipico di De Carlo, mi piace molto. Nel corpo centrale la luce entra in modo indiretto, un po’ dall’alto, un po’ dalle ampie e basse vetrate. C’è tanta gente, ragazze e ragazzi stranieri soprattutto, molti con i genitori, che vengono a prendere i loro posti assegnati dall’università. Urbino sembra cosí piccola ma è un ricchissimo polo universitario. Quando cominciano i corsi in questi ambienti, mi dà l’idea che la sera ci si diverta parecchio. Visito anche l’Isia, Istituto Superiore per le Industrie Artistiche, parte di un ex monastero. Il luogo è affascinante, mi sarebbe piaciuto studiare grafica e comunicazione qua. Ma sono contento che ci siano altri che lo possono fare. La biblioteca è una di quelle da cui non verrei mai via!

Poi riparto, il paesaggio cambia. Vallate scure, cielo nuvoloso, scatto foto contro luce. Sulla strada provinciale per Roma esco e dirotto verso Gubbio. Arroccata su parte di un colle, il classico borgo italiano. Tanta pietra grezza, rampe ripidissime per salire al Palazzo Ducale. Scopro che Federico da Montefeltro è nato qua, poi forse ha preferito Urbino, come dargli torto… Visito la mostra Il paesaggio italiano contemporaneo, interessante mix di pittura, fotografia e scultura. Belle un paio di foto di Gabriele Basilico, un dipinto di Alessandra Giovannoni (Via Nomentana, toni blu, viola…), la foto di Massimo Vitali Livorno, bagni Lido, tutta l’umanità italiana su una terrazza al mare, mattonelle di cotto, ombrelloni bianco/azzurri, gente che parla, che guarda, che commenta, che prende il sole, si anima, si tuffa, mangia, legge il giornale, vive un pomeriggio di sole. Matto invece quello scultore ‘non ricordo il nome’, che ha riprodotto a grandezza naturale una Lambretta… in cartone! Ogni dettaglio, dal motore, ai tubi, al sellino, alla rotondità un po’ consumata delle gomme… tutto curatissimo. Un genio.

Schivo il temporale, scendo e riparto. Direzione Fabriano. All’ufficio del turismo mi indicano una ex abbazia ora ostello a San Biagio in Caprile. In una gola silenziosa, silenziosissima. Il tipo che mi accoglie ha fame di chiacchere. Non vede mai nessuno immagino: ogni dettaglio del modulo da compilare è un pretesto per attaccare bottone, fare battute. Oh my God… «Sei di Modena?», «Ah conosco uno di Modena!», «Nato il 25/09/71… eh ormai ci siamo eh?»… Poveretto sta impazzendo! Ora sono nella camera piú bella, a suo dire, dell’ostello. Piano rialzato in legno chiaro, pietra e intonaco bianco alle pareti, soffitto in travi di legno, copriletto rosso, lenzuola pulite. «Domattina per cortesia lascia come hai trovato. Colazione alle 8.30»… Bella lì! Scrivo il resoconto di oggi con la finestra aperta e il suono del ruscello nel silenzio della valle; leggo Bunker e un po’ della storia di San Francesco, domani infatti c’è la tappa importante del viaggio: Assisi. Sono molto curioso e in attesa, non l’ho mai vista. Domani sera invece mi fermo a Spoleto. Bel programma!
Scrivi un commento