Omaggio a Osamu Tezuka
Ho sempre avuto la passione per i fumetti. Sono partito molti anni fa con Popeye, ho attraversato il periodo Bonelli, qualcosa leggo ancora; ho conosciuto e amato il fumetto d’autore, da Pratt a Manara, da Bilal a Hergè; ho amato il grande Magnus, di cui conservo gelosamente un preziosissimo schizzo de Lo Sconosciuto. Molti anni fa, quando studiavo a Milano, frequentavo la Borsa del Fumetto. In mezzo ai fumetti italiani, francesi, americani (che non ho mai capito lo ammetto) arrivò come una bomba il manga giapponese: ricordo fiumi di pischelli che spendevano anche centomila lire per un fumetto scritto in una lingua che immagino non capissero, i primi manga arrivavano direttamente dal Giappone, di importazione, non tradotti! Era scoppiata una vera e propria mania, come tante in Italia.
Per anni ho ignorato il fenomeno. Poi, come spesso succede, sono arrivati anche i fumetti validi. A Modena il mio pusher di fiducia è da sempre Daniele Iori. In una delle miei frequenti visite mi consiglia un autore che non era mai stato tradotto in italiano ed era considerato dagli esperti l’Hugo Pratt giapponese: Osamu Tezuka. Lo pubblica una casa editrice milanese, la Hazard. Titolo: La storia dei tre Adolf. Cinque volumi da 250 pagine l’uno. Tezuka è quello che ha inventato lo Story Manga.

È successo qualche anno fa, ma in me è ancora vivo il ricordo di quella lettura. Sconvolgente. Intenso. Unico. Un punto di vista sulla seconda guerra mondiale totalmente nuovo. La storia va dagli anni ‘30 agli ‘80, i protagonisti sono: Adolf Kamil, figlio di un panettiere ebreo, e Adolf Kaufmann, figlio del console tedesco a Kobe, che fin dall’inizio viene a conoscenza dell’inconfessabile segreto del terzo Adolf, Hitler. Quale sia il segreto non lo scrivo, in mezzo alla tragedia che si consuma è quasi paradossale. L’intreccio è complesso ma molto affascinante, a tratti melodrammatico com’è nella tradizione del racconto giapponese. L’aspetto che Tezuka mette ben in rilievo è che tutti i protagonisti della storia, ma anche della Storia in senso piú ampio, si muovono e agiscono per quella che in cuore loro ritengono una ‘giusta causa’. Dalle follie del dittatore tedesco, alla ribellione del figlio del console, dalle lotte per la nuova terra degli ebrei alla guerra degli arabi per non cederle: «Ognuno portava avanti il proprio concetto di giustizia». E alla fine sarà un vecchio giornalista, che ha attraversato tutta la Storia e ne ha conosciuto i protagonisti, a raccontare La storia dei tre Adolf, e cercare di capire cosa sia la ‘giusta causa’.

In questi anni la Hazard ha pubblicato tutte le opere piú importanti di Osamu Tezuka: Budda, Black Jack, Ajako, MW, Kimba; da poco ha cominciato la serie della Fenice. Sono opere di grande respiro, profonde, umane. Se anche non amate i fumetti, Tezuka ha la capacità di portarvi dentro la storia, di coinvolgere il lettore. È stato un autore infaticabile, era affascinato dalla vita a 360 gradi. Aveva una grande passione per la natura, le piante, gli insetti. La sua passione per il corpo umano l’ha spinto a studiare medicina, e si è anche laureato! Scriveva storie e disegnava migliaia di tavole, ad un ritmo forsennato. Si parla di 75.000 tavole disegnate e oltre 250 milioni di copie vendute, in sessant’anni di vita! Poco prima della sua morte, alcuni importanti quotidiani nazionali si erano fatti promotori di una campagna a favore dell’assegnazione a Osamu Tezuka del premio Nobel per la Letteratura.
Prendo a prestito una frase di Rushdie: Leggetelo, leggete ogni cosa che Tezuka ha scritto.
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