6. Spoleto › Orvieto
(13 agosto) Mi sveglio alle 9, tranquillo. Porto giú le valigie, il proprietario dell’albergo, molto gentile, mi permette di lasciarle in un angolo mentre giro per Spoleto. Anche di giorno questa città è bellissima, c’è sole e tanta gente a piedi. Mi riperdo e ritrovo nei vicoli che ho visto la sera prima, mi infilo in alcune librerie, scatto foto e godo del piacere di essere a zonzo in una piccola città ospitale. Non ho mostre da visitare, solo il Duomo, con affreschi del Signorelli. Prima però passo per la piazza del mercato. L’odore del pane fresco mi attira. Qualche passo, qualche scatto e vedo una bancherella di frutta, butto un occhio sui fichi freschi, belli! Io adoro i fichi! Li apri con le dita e ti offrono il loro dolce nettare. Beh, il tipo me ne riempie un sacchetto, che consumo seduto vicino a una fontana di acqua fresca.

Vado a vedere il Duomo, mi aggiro tra gli affreschi, riconosco i santi (!), un giro veloce al bel parchetto dietro il mio albergo poi recupero le valigie e parto. Vado deciso verso Todi, ma dopo poco mi viene l’idea di andare a vedere la Cascata delle Marmore. Inverto la rotta e ripasso sotto Spoleto, vedo anche il Ponte Romano che cercavo. Sosta veloce per una visita ravvicinata, alcune foto e via di nuovo. Mi godo il paesaggio che cambia ancora, colline a perdita d’occhio, tanto verde, alberi fitti… l’Umbria è proprio il cuore verde d’Italia. Ed è bello vedere quanto i loro abitanti tengano alla ricchezza del loro territorio. Poco piú di 30 km e arrivo a Terni, passo in mezzo alla zona industriale, con grandi acciaierie; mi accodo a un gruppo di auto che vanno verso le cascate.

All’arrivo si vede… come dire… l’incavo, il solco dove passerà l’acqua della cascata! Sono le 13.30 e le acque ‘aprono’ alle 15. Sì, perché la cascata viene usata per produrre energia elettrica, quindi per alcune ore al giorno il flusso viene interrotto. Il bello di essere arrivati prima sta proprio nel vedere la cascata che prende vita. E all’apertura, visto che siamo un popolo di curiosi, è meglio approfittarne e far pagare un biglietto! 4 euro… mi sembra un po’ una fregatura, la cascata l’ha fatta la natura! È gratis! Comunque mi scelgo un posto da cui si vede, ho il mio libro di Bunker, mi metto a leggere e alle 15 sono in posizione. Abituato a film catastrofici mi immagino che l’acqua sgorgherà d’impeto, con forza, invece, ovviamente, esce piano piano. È comunque un bellissimo spettacolo; il flusso cresce fino a diventare imponente, dal basso; tra gli alberi su alza una grossa nuvole di vapore acqueo.

Riparto in direzione Todi. Un’ora circa di auto, paesaggi che cambiano ancora, pianure e colline sullo sfondo. Le nuvole si cominciano ad addensare, ancora. È la terza volta che mi sposto, la mattina c’è il sole e al pomeriggio viene a piovere. Todi mi appare su uno stretto colle, è piccola, raccolta, silenziosa. Sono le 16.30 e per i vicoli non si sente una voce, un rumore. Le strade sono ripide, c’è aria fresca, piove qualche goccia. Faccio in tempo a vedere il bel Duomo, con affreschi attorno al rosone all’ingresso invece che sul coro; e a girare un po’ a zonzo nell’incantevole tranquillità che trasmette Todi. È contagiosa. Meriterebbe una sosta prolungata, ma scopro che esistono solo due piccoli alberghi ed è tutto prenotato. Sarà per la prossima volta…

Mentre scendo per tornare all’auto, visito anche la bellissima Chiesa di Santa Maria della Consolazione, capolavoro e raro esempio dell’arte rinascimentale in Umbria. Ai piedi di Todi, in mezzo a una piana verdeggiante, la chiesa è stata costruita a partire dal 1508 ed è caratterizzata da un impianto a croce greca e da cinque grandi cupole (una per ogni abside e una centrale); è attribuita alla scuola del Bramante, ma vi hanno lavorato anche architetti come Antonio da Sangallo il Giovane, il Vignola e il Peruzzi. Lo spazio interno è grandioso, molto luminoso, ‘sereno’. Un forte senso di equilibrio pervade il visitatore. Ci sono voluti 100 anni per completarla.

Riparto con un po’ di sole, destinazione la mia bella Orvieto. ‘Mia’ perché per 4 anni, a fine luglio, partecipavo ad un laboratorio di creatività vocale, ma questa è un’altra storia… Durante il viaggio, mentre costeggio il lago di Corbara, un pesante acquazzone mi costringe alla sosta, così dai finestrini zuppi mi godo il lago… da qualche parte deve esserci anche il camping dove dormivamo. Arrivo a Orvieto all’albergo Posta, molto modesto, né brutto né bello, un po’ vecchio… ma… sopresa! Dalla mia finestra si vede la torre dell’Orologio! Altro piacevole ricordo di quel periodo, era il luogo dove si svolgeva il workshop. Mi sistemo in camera e mi infilo sotto le coperte, al caldo. Leggo un po’, mi accuccio tra i cuscini e mi addormento. Mi sveglio a piú riprese, mi rigiro, spengo la luce e torno a dormire. Forse sono anche un po’ esausto della settimana di vagabondaggio. Domani non ho un’idea precisa della prossima meta. Improvviserò.
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