unalberogrande

8. Pitigliano › Versilia

(15 agosto) Mi sveglio presto, mi alzo e sento trafficare in cucina… bello, come essere a casa! Ti svegli e qualcuno sta preparando la colazione. Esco dalla stanza e trovo la padrona di casa, mi ha preparato caffè, latte, tè, fette biscottate; e poi marmellata di prugne, alcune fette di torta di pinoli e un pezzo di Pane di Mezzestate, un dolce tipico della zona, tutto fatto in casa. Mi dice che di solito si mangia coi salumi, ma non mi sento di cominciare la mattina con prosciutto e salame. Consumo quest’ottima colazione e scatto alcune foto alla campagna intorno. Saldo il conto e saluto, non prima di regalare alla padrona di casa una copia di Ortodivino, il libro di un bellissimo progetto sul verde della Provincia di Modena, che ho seguito per un anno.

Torno per una visita veloce in paese, compro una mini guida al territorio, saluto questo ambiente così accogliente e affascinante e parto in direzione di Saturnia; ho già il costume sotto, mi immagino le terme con acqua a 37°… ignorando che oggi è il giorno di ferragosto. Salgo e scendo per colline morbide e dopo mezz’ora mi appare la vallata di Saturnia. Dall’alto intravedo l’inferno, ma ancora incredulo mi avvicino… alcune terme, a pagamento, hanno ingressi da tenuta riservata, con body guard armata all’ingresso, e una strada che scompare tra le colline. Ancora poco e arrivo all’ultimo girone… dove neanche Dante ha avuto il coraggio di accedere.

Ma a questo punto sono curioso e decido di vedere da vicino. Posteggio e a passo spedito mi avvicino all’unica buca delle terme accessibile a tutti. Lungo la strada, continuamente percorsa da auto, camper, moto, passo sopra un canale coperto dai canneti; noto dei vestiti buttati a terra, penso «che incivili», e invece… scorgo un uomo infilato di traverso, dentro il canale, sotto la strada! Il classico angolo dove in altre situazioni si vede un rivolo di acqua sporca… invece il tipo si gode l’acqua sulfurea, sotto il passaggio delle auto! Comunque vado avanti e arrivo alla bolgia. Nella ‘fossa’ centinaia di esseri umani tutti accalcati, uno a fianco/sopra/davanti all’altro. Qualcuno si è organizzato con ombrellone e sdraia incastrati tra le rocce, alcuni venditori ambulanti propongono t-shirt, costumi e ogni genere di collanine in plastica; c’è chi litiga per il parcheggio e chi è già seduto all’immancabile bar/ristorante improvvisato. Bimbi che corrono e si tuffano vicino a coppie appena adolescenti che si abbracciano cercando invano un po’ d’intimità… Sarò critico ma mi sembra l’Inferno.

Capalbio

Vabbè, volevo vedere, ho visto, riparto. Direzione mare. A pochi chilometri dalla costa vedo l’insegna di Capalbio, e mi incuriosisco, sulla mia guida è segnato come borgo medioevale. Arrivo, parcheggio ed entro a piedi. Il borgo è piccolissimo, ma molto affascinante e ben conservato; mi aggiro per i vicoli, ogni tanto si intravede il paesaggio circostante da aperture e scorci. Trovo una panca, e ascolto il paesaggio sonoro, fatto di aria che si infila per i vicoli, passi, e da voci che arrivano dalle finestre, di persone attorno al tavolo da pranzo… tant’è che a quello sonoro si somma il paesaggio olfattivo! L’odore di verdure fritte mi distoglie dalla poesia leggera fatta di suoni, voci, dialetti, aria, vento, vestiti appesi ad asciugare.

Faccio molte foto, visito la piccola chiesa con alcuni affreschi del ‘300, prendo opuscoli all’ufficio di promozione turistica, vedo un bel libro di fotografie in bianco e nero stampate su carta patinata, accompagnate da testi stampati su carta grezza, scura, un po’ grossa. Il progetto grafico è piacevole, ma il tema, la caccia al cinghiale tipica della zona, e il carattere scelto, il Geneva, mi fanno desistere. Beh, fosse stato un altro tema, tipo il paesaggio di Capalbio, avrei accettato anche il font web usato impropriamente, ma le foto di cinghiali morti e di cacciatori, per quanto tradizione, proprio non le sopporto.

Entro in un negozio di prodotti tipici, ho fame lo sento, e compro di ogni… dal liquore, ai cantucci, all’olio, alla marmellata, al miele. Scendo verso l’auto e mi fermo in una focacceria, lardo e pecorino, poi riparto e arrivo al mare.

Oasi Wwf

Ansedonia, il lago di Burano, riserva del Wwf. Terra pulita, vegetazione grezza, locale, della maremma. Il mare è mosso, la spiaggia quasi inesistente, grandi nuvole bianche in cielo. Poi riparto con l’intenzione di fermarmi all’Argentario. Passo un promontorio di piccole case esclusive, attraverso la laguna di Orbetello e arrivo a Porto Ercole; mentre mi aggiro per camping super affollati e paesi presi d’assalto, arrivo alla conclusione che preferisco le città d’arte e i piccoli paesi. Ho passato otto giorni in mezzo all’arte piú o meno conosciuta, sicuramente poco frequentata. Insomma sono passato da realtà piú raccolte al caos di ferragosto. Sono le 16 e decido di risalire verso casa. La strada è tanta, ma c’è ancora molto al calare del sole e ho voglia di viaggiare.

Prendo l’SS1, l’Aurelia, tracciata dai romani e ancora valida. Passo Grosseto, Follonica, Cecina; vicino a Livorno la strada costeggia scogliere basse, scatto altre foto, la luce è troppo bella e chiama… Poi verso Pisa passo a fianco alla base militare della Nato e ho un po’ di soggezione. Poi Viareggio, Forte dei Marmi, Cinquale… casa! Sono le 19, quando sono partito dall’Argentario mi sono detto «Ma sì dai, torniamo a casa, ho fatto un bel viaggio, sono soddisfatto… faccio una sorpresa, saranno tutti a preparare la cena, arrivo, sono tutti felici e ceniamo assieme». E invece… arrivo e non c’è nessuno! Solo la Bianca, il mio cagnone, che mi vede e fa festa. Gli altri sono tutti in montagna. Niente cena, pazienza!

Sono contento, ho fatto un bel viaggio, era una piccola sfida con me stesso. Ho visto luoghi, paesaggi, colori, opere meravigliose e opere semplici. È stato tutto perfetto e ben calibrato, ho dormito in hotel, ostelli e agriturismo, tutti accoglienti, economici e puliti. Ho visto cambiare paesaggio molte volte; colline morbide, colline arate, girasoli, terra secca; monti, roccia, abeti e boschi a perdita d’occhio; laghi, cascate e il mare. Ho vissuto giorni intensi, sveglia alle otto e a nanna presto. Ho sentito il forte richiamo spirituale di Assisi, la vivacità di Spoleto, di Pitigliano, il silenzio e la quiete di Todi e di una ex abbazia sperduta tra le colline di Fabriano; la familiarità di Orvieto, di Cortona; il fascino secolare e la ricchezza culturale di Urbino.

Fine

Chiudo le note di questo viaggio breve con la mia frase preferita, del giovane Kerouac: «La mia mente sta dove cantano gli alberi, in un ilare vento».

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