
Qualche giorno fa è mancata una persona straordinaria, che ho avuto la fortuna di conoscere. Vinicio Vecchi, architetto modenese. Era un uomo d’altri tempi, una di quelle persone caute, chiare, semplici.
Con l’amico Andrea Costa abbiamo avuto il piacere di portare a Ginevra la mostra collegata al suo bellissimo libro sulla Modena Razionalista, e la fortuna di avere con noi Vinicio, per quel breve viaggio. Sono stati 3 giorni indimenticabili… Mi diverte pensare ad alcuni momenti: dal viaggio in macchina, al suo chiaccherare pacato, alla breve visita di Ginevra; ‘breve’ perché da italiani in vacanza avevamo vestiti troppo leggeri, e dopo pochi minuti, dietro consiglio del maestro, abbiamo abbandonato il gruppo per rifugiarci in un bar, a scaldarci con una tazza di caffè. Mi vengono in mente i suoi gesti ampi, la saggezza tutta emiliana di vedere le cose.
Pubblico qui di seguito, con molto piacere, un breve ma intenso testo scritto da Andrea per la scomparsa di Vinicio.
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Ci sono architetti che non trovano posto nelle storie ufficiali dell’architettura italiana del dopoguerra, perché troppo lontani dai circoli accademici. Questo vale anche per architetti che hanno segnato in profondità l’immagine di una città, come Vinicio Vecchi, scomparso il 12 marzo scorso a Modena all’età di 83 anni, che solo negli ultimi tempi aveva ricevuto qualche attenzione dalla ricerca storica.
Cresciuto in una famiglia di scultori, dopo aver frequentato la scuola d’arte, studia architettura a Roma e a Milano. Tornato a Modena, diventa il piú giovane consigliere comunale per il PCI e collabora con Mario Pucci nella progettazione di numerose opere pubbliche e private che trasformano la città durante la Ricostruzione, come la Stazione delle Autocorriere, la sede delle Aziende Municipalizzate, il Villaggio Artigiano e il primo quartiere INA-Casa. Nello stesso tempo è autore di una serie di opere piú piccole ma non meno significative, come alcune stazioni di rifornimento e interni di negozi, che testimoniano un’interpretazione originale del linguaggio razionalista.

Negli anni successivi si specializza nella progettazione di sale cinematografiche, arrivando a realizzarne oltre cinquanta. Un primato forse unico in Italia, anche per la qualità di queste opere, come il Cinema Olympia a Modena, del 1954.
L’esperienza a cui continuava a sentirsi piú legato era la costruzione delle Case del Popolo. Tra queste amava ricordare soprattutto la Casa Rinascita di San Vito di Spilamberto, costruita sulle ceneri di una cooperativa di consumo bruciata dalle squadre fasciste nel 1921. Una vera e propria costruzione collettiva, alla quale un’intera popolazione diede il proprio contributo volontario.

Ancora oggi è possibile vedere questo edificio, perso nella campagna tra la via Emilia e le prime colline: «semplice, elementare, fatto di pochi pannelli che determinano un volume» nel quale è incastonato il prezioso bassorilievo del fratello scultore, Veldo, che rappresenta la Resistenza e il sogno di una nuova società, che non esiste piú.
Andrea Costaavatar dvd