7. Orvieto › Pitigliano
(14 agosto) Mi sveglio verso le 7/8, giro un’oretta per Orvieto, rivedo i luoghi del corso, mi accorgo che l’ultima volta è stato nel 2000, ben 5 anni fa! Rivedo il Palazzo dei Sette, il bar Montanucci, la piazza dove Anna (Bakja) aveva cantato, i vicoli verso la piazza del castello, piazza del popolo, la bottega del falegname che ci aveva prestato del materiale per lo spettacolo, il Duomo, maestoso e imponente, al tramonto brilla di luce propria, la piazza con le case dalle finestre tutte diverse e disallineate, dove feci un mitico collage stile polaroid (ora a casa Gozzi-Garilli, a Verona). Poi il parco verso la collina, dove abbiamo ‘cantato gli alberi’, ora è pieno d’erba ben tagliata, allora era terra secca. Cerco anche quel mitico calzolaio che riparò i miei sandali in cambio di una foto a lui e a tutti i suoi amici, arzilli ottantenni; qualcuno disse: «Così man mano che qualcuno muore gli facciamo una croce sopra…» (Argh! Alla faccia del cinismo). Ricordo che l’anno dopo ripassai e attraverso il vetro della porta vidi che il ritratto-trittico polaroid era stato incorniciato e appeso in un angolo, ancora integro e senza croci… Ma oggi i vetri della porta erano sbarrati, me ne sono andato un po’ malinconico.

Alle 11.30 riparto in direzione Tirreno e per la prima volta vedo Orvieto da una nuova prospettiva: dalle colline che portano al lago di Bolsena si vede benissimo l’enorme blocco di tufo sul quale è arroccato il paese… è incantevole. Il cielo blu e il sole aiutano lo scatto. In direzione Bolsena vedo colline ben arate, col grano tagliato e alberi sparsi; è una piccola fetta di Lazio, tra l’Umbria e il ritorno in Toscana. Dall’alto vedo il lago, scendo e tutto mi sembra ben organizzato, pulito, niente assalti di turisti (è il week end di ferragosto), tanti piccoli camping ben curati; un’occhiata rapida al lago e riparto. Volevo andare a Saturnia, alle terme, ma sulla strada mi appare Pitigliano… mi innamoro subito e decido di restare, parcheggio e cammino per il paese.

È stretto su una lingua di roccia e tufo, due vicoli che lo attraversano si riuniscono in un belvedere che dà sulle colline vicine; vedo il quartiere ebraico (esisteva un forte comunità fino a qualche anno fa), luci e colori sulle case, sedie sparse, di anziani abitanti che la sera escono e chiacchierano. È un piccolo paradiso. Mi voglio fermare. Ma ci sono solo 2 hotel e sono tutti prenotati. Ci sono tanti affittacamere, ma non ho voglia di mettermi a chiamare tutti. Esco dal paese e subito trovo un agriturismo che ha aperto da poco ed è libero. In questo breve tragitto di un chilometro scatto decine di foto al lato sud di Pitigliano, sembra una roccaforte degna del mondo di Tolkien. Passo un colle, mi infilo per una strada sterrata e arrivo all’agriturismo Fratenuti, ambiente familiare, credo di essere l’unico e forse primo ospite. Mi sistemo in una parte della casa, arredata in stile locale, molto casereccio. Apro la finestra, entra aria fresca, un po’ leggo, poi mi addormento. Sento i suoni della campagna, sto bene.

Alle sette di sera mi doccio e torno in paese, voglio mangiare un piatto di pasta in un’osteria che ho notato nel pomeriggio. Giro per i vicoli mentre scende il sole, leggo un piccolo libro di Agota Kristof, straordinaria, scrivo il resoconto del giorno mentre aspetto un bel piatto caldo di pasta. Sono all’Osteria dell’Acqua Ardente: è piccola, accogliente, i gestori sono cordialissimi. Ho aspettato fuori il mio turno, ogni tanto una persona usciva e mi avvisava entro quanto tempo si sarebbe liberato il tavolo. Mi hanno servito con cura e parsimonia, piatti semplici ma ben fatti: pasta al ragú, affettato e pecorino, un dolce locale (si sono premurati di darmi il pezzo piú grande!) e caffè alla grappa… Mi hanno anche offerto un liquore ‘etrusco’ fatto con erbe locali. Tutto questo mentre leggevo il libro della Kristof, nuova autrice entrata subito tra i preferiti. Poi esco e il paese è vivissimo, tanta gente per i vicoli, tante famiglie, ad ogni angolo piccoli gruppi di 2/4 elementi che suonano dal pop al reggae al jazz. C’è chi balla, chi ascolta, chi passeggia. È un paese piccolo ma molto, molto vivo. È emozionante e coinvolgente, è il tipico sapore dell’estate italiana.
3 novembre 2006 alle 12:55 pm
Bellissimo articolo. Un suggerimento, perchè non spingersi un pochino piu’ all’interno, ma non molto, sulla S.P.25 che da Pitigliano porta a Farnese, fino alle Sorgenti della Nova, con insediamenti rupestri dell’età del bronzo, la Riserva Naturale della Selva del Lamone e il Sentiero dei Briganti ? Sono M.C.Spicci responsabile dell’Agriturismo VALLE CUPA, che prende il nome dalla valle prospiciente il vecchio fabbricato in tufo d’epoca, in pitiglianese (ma è italiano) significa concava, profonda, infatti anticamente era un lago, prosciugato con una interessante opera idraulica ancora funzionante forse nel ’700. Cordiali saluti e buon viaggio.
3 novembre 2006 alle 7:51 pm
Grazie a voi! La prossima volta che passo da Pitigliano, verrò nel vostro accogliente Agriturismo. Abbiamo anche lo stesso cane!
Saluti, F.