Norme redazionali
Questa sezione è un piccolo vademecum di regole tipografiche e redazionali. Stabilire delle norme assolute è quasi impossibile, ogni casa editrice o redazione ha le sue. Il mio intento è di mettere a disposizione di chiunque alcune regole basilari. Perché un testo composto in modo corretto rende la lettura più piacevole.
L’accento

Se a molti di voi pare strano che l’accento sulla ‘u’ sia acuto (ú) invece che grave (ù) come sulla vostra tastiera, sappiate che è un problema non risolto. Nel senso che dall’Accademia della Crusca a Wikipedia non si ha una risposta chiara. Entrambi sono molto esaurienti di spiegazioni per chi vuole approfondire, ma le ragioni sono varie: dalle piú corrette a quelle tecniche. Io ho scelto di rimanere fedele all’Einaudi.

La ‘e’ va sempre con accento acuto (é) eccetto i seguenti casi: è (verbo), cioè, tè, caffè, ahimè, testè, piè; ma su quest’ultimo c’è discordanza: si trova anche con l’apostrofo (pie’) e alcuni dizionari lo considerano un errore.
Le parole straniere

Le parole straniere vanno sempre in corsivo, ad eccezione di quelle entrate nell’uso comune, come film, garage, monitor, rock, okay… La regola vuole anche che la parola straniera sia seguita dalla sua traduzione tra parentesi: di seguito, se si tratta di una o più parole, o in nota se si tratta di espressione. Per il resto segue le regole grammaticali della lingua in questione. Volendo essere super precisi, se il termine si ripete spesso, deve seguire la regola solo la prima volta, poi viene trattato come una parola italiana.
Maiuscole e minuscole

Si usano le maiuscole nei casi seguenti: primo termine di Enti, istituti, partiti quando vengono espressi per intero (es. Ministero degli esteri, Istituto nazionale della previdenza sociale); nomi geografici di Stati, fiumi, monti, mari, ecc. (es. Mar Mediterraneo, Monte Bianco); termini che possono ingenerare confusione (Stato, stato; Chiesa [istituzione], chiesa; Comune, Provincia [Enti amministratori], comune, provincia [entità geografiche]; termini come università, questura, tribunale, quando si riferiscono non all’istituzione in generale ma ad un caso specifico (es. Università di Roma, Tribunale di Palermo).
Si usano le minuscole nei casi seguenti: patria, paese, nazione; nord, sud, est, ovest; orientale, occidentale; piazza, via; signore, signora, dottore…; nomi di nazionalità come italiani, francesi, romani…; organi individuali come sindaco, questore, prefetto, direttore.
Per quanto riguarda le sigle esistiono due teorie: la prima vuole che solo la lettera iniziale di una sigla sia maiuscola e le restanti minuscole e senza punti (es. Cee, Ina, Pci); la seconda, che usa Einaudi, vuole tutto il testo composto in maiuscoletto. Ad essere sincero non so quale sia la piú corretta, forse la scelta può dipendere dal tipo di carattere che si usa, se tra gli stili in cui è stato disegnato è compreso o meno il maiuscoletto (di solito viene chiamato small caps). Alcuni caratteri, sia bastoni sia graziati non hanno il maiuscoletto, nel caso è possibile applicare la prima teoria, ma non usare mai il maiuscoletto forzato!
Virgolette

Le citazioni vanno tra virgolette a caporale (« »). Le parole o i brani riportati all’interno della citazione vanno tra virgolette alte, o apici doppi (“ ”).
Se la citazione è divisa in capoversi, le virgolette vanno ripetute all’inizio di ogni capoverso. Quando la citazione è introdotta dai due punti, la lettera iniziale va maiuscola (tranne che sia preceduta dai puntini di sospensione). Se la citazione non è inserita nel contesto della frase, la punteggiatura finale va all’interno delle virgolette.
Le parole o frasi da evidenziare / enfatizzare vanno tra virgolette alte semplici, o apici singole (‘ ’).
Numeri e unità di misura

Le unità di misura devono essere sempre scritte in carattere tondo minuscolo e prive di accenti (es. ampere e non ampère o Ampère).
I simboli vanno scritti con l’iniziale maiuscola se derivati da nomi propri, minuscola in tutti gli altri casi (es. W per watt, J per joule, N per newton; ma lm per lumen, cd per candela, kg per chilogrammo).
I simboli non vanno mai seguiti dal punto (es. m e non m.) e vanno scritto dopo il valore numerico (3 kg e non kg 3).
L’unità di misura, se citata all’interno di un dialogo non accompagnata dal valore numerico, va sempre scritta per esteso e mai per simbolo (es. il chilogrammo è l’unità di misura… e non il kg è l’unità di misura…).
I numeri di piú cifre devono essere separati col punto basso, ad eccezione di quelli di quattro cifre, quando non siano inclusi in calcoli matematici in colonna («Ne contò 10.384. Erano presenti circa 2000 persone»).
Punteggiatura

Il dialogo diretto si apre con il trattino medio (–) e si chiude con il semplice punto. Le frasi che interrompono il dialogo vanno tra due lineette, nel caso in cui nell’interruzione sia richiesto un segno di punteggiatura normale (,;:.) vanno precedute: la prima dalla virgola e la seconda dal segno richiesto. Quando invece il segno richiesto sia particolare (!?…) la prima va preceduta da questo e la seconda dal punto fermo. Ecco alcuni esempi…
– Io vorrei, – disse – un tribunale formato…
– Abbiamo parlato del nostro affare, – replicò: – dice che in una…
– Coraggio, caro! – aggiunse.
– Ti vedo irritato…