unalberogrande

Archivio della categoria “Estate 2005”

6. Spoleto › Orvieto

(13 agosto) Mi sveglio alle 9, tranquillo. Porto giú le valigie, il proprietario dell’albergo, molto gentile, mi permette di lasciarle in un angolo mentre giro per Spoleto. Anche di giorno questa città è bellissima, c’è sole e tanta gente a piedi. Mi riperdo e ritrovo nei vicoli che ho visto la sera prima, mi infilo in alcune librerie, scatto foto e godo del piacere di essere a zonzo in una piccola città ospitale. Non ho mostre da visitare, solo il Duomo, con affreschi del Signorelli. Prima però passo per la piazza del mercato. L’odore del pane fresco mi attira. Qualche passo, qualche scatto e vedo una bancherella di frutta, butto un occhio sui fichi freschi, belli! Io adoro i fichi! Li apri con le dita e ti offrono il loro dolce nettare. Beh, il tipo me ne riempie un sacchetto, che consumo seduto vicino a una fontana di acqua fresca.

Vicoli Spoleto

Vado a vedere il Duomo, mi aggiro tra gli affreschi, riconosco i santi (!), un giro veloce al bel parchetto dietro il mio albergo poi recupero le valigie e parto. Vado deciso verso Todi, ma dopo poco mi viene l’idea di andare a vedere la Cascata delle Marmore. Inverto la rotta e ripasso sotto Spoleto, vedo anche il Ponte Romano che cercavo. Sosta veloce per una visita ravvicinata, alcune foto e via di nuovo. Mi godo il paesaggio che cambia ancora, colline a perdita d’occhio, tanto verde, alberi fitti… l’Umbria è proprio il cuore verde d’Italia. Ed è bello vedere quanto i loro abitanti tengano alla ricchezza del loro territorio. Poco piú di 30 km e arrivo a Terni, passo in mezzo alla zona industriale, con grandi acciaierie; mi accodo a un gruppo di auto che vanno verso le cascate.

Cascata delle Marmore

All’arrivo si vede… come dire… l’incavo, il solco dove passerà l’acqua della cascata! Sono le 13.30 e le acque ‘aprono’ alle 15. Sì, perché la cascata viene usata per produrre energia elettrica, quindi per alcune ore al giorno il flusso viene interrotto. Il bello di essere arrivati prima sta proprio nel vedere la cascata che prende vita. E all’apertura, visto che siamo un popolo di curiosi, è meglio approfittarne e far pagare un biglietto! 4 euro… mi sembra un po’ una fregatura, la cascata l’ha fatta la natura! È gratis! Comunque mi scelgo un posto da cui si vede, ho il mio libro di Bunker, mi metto a leggere e alle 15 sono in posizione. Abituato a film catastrofici mi immagino che l’acqua sgorgherà d’impeto, con forza, invece, ovviamente, esce piano piano. È comunque un bellissimo spettacolo; il flusso cresce fino a diventare imponente, dal basso; tra gli alberi su alza una grossa nuvole di vapore acqueo.

Vicoli Todi

Riparto in direzione Todi. Un’ora circa di auto, paesaggi che cambiano ancora, pianure e colline sullo sfondo. Le nuvole si cominciano ad addensare, ancora. È la terza volta che mi sposto, la mattina c’è il sole e al pomeriggio viene a piovere. Todi mi appare su uno stretto colle, è piccola, raccolta, silenziosa. Sono le 16.30 e per i vicoli non si sente una voce, un rumore. Le strade sono ripide, c’è aria fresca, piove qualche goccia. Faccio in tempo a vedere il bel Duomo, con affreschi attorno al rosone all’ingresso invece che sul coro; e a girare un po’ a zonzo nell’incantevole tranquillità che trasmette Todi. È contagiosa. Meriterebbe una sosta prolungata, ma scopro che esistono solo due piccoli alberghi ed è tutto prenotato. Sarà per la prossima volta…

Chiesa della Consolazione

Mentre scendo per tornare all’auto, visito anche la bellissima Chiesa di Santa Maria della Consolazione, capolavoro e raro esempio dell’arte rinascimentale in Umbria. Ai piedi di Todi, in mezzo a una piana verdeggiante, la chiesa è stata costruita a partire dal 1508 ed è caratterizzata da un impianto a croce greca e da cinque grandi cupole (una per ogni abside e una centrale); è attribuita alla scuola del Bramante, ma vi hanno lavorato anche architetti come Antonio da Sangallo il Giovane, il Vignola e il Peruzzi. Lo spazio interno è grandioso, molto luminoso, ’sereno’. Un forte senso di equilibrio pervade il visitatore. Ci sono voluti 100 anni per completarla.

Orvieto

Riparto con un po’ di sole, destinazione la mia bella Orvieto. ‘Mia’ perché per 4 anni, a fine luglio, partecipavo ad un laboratorio di creatività vocale, ma questa è un’altra storia… Durante il viaggio, mentre costeggio il lago di Corbara, un pesante acquazzone mi costringe alla sosta, così dai finestrini zuppi mi godo il lago… da qualche parte deve esserci anche il camping dove dormivamo. Arrivo a Orvieto all’albergo Posta, molto modesto, né brutto né bello, un po’ vecchio… ma… sopresa! Dalla mia finestra si vede la torre dell’Orologio! Altro piacevole ricordo di quel periodo, era il luogo dove si svolgeva il workshop. Mi sistemo in camera e mi infilo sotto le coperte, al caldo. Leggo un po’, mi accuccio tra i cuscini e mi addormento. Mi sveglio a piú riprese, mi rigiro, spengo la luce e torno a dormire. Forse sono anche un po’ esausto della settimana di vagabondaggio. Domani non ho un’idea precisa della prossima meta. Improvviserò.

5. San Biagio in Caprile › Spoleto

(12 agosto) Spoleto è fichissima! Questa è stata la mia prima impressione appena arrivato. Ma partiamo dal mattino. Sveglia alle 8, col fresco della valle che entra dalla finestra. Ho dormito benissimo, lenzuola fresche e silenzio assoluto. L’ex abbazia meriterebbe qualche giorno in piú, ma il tipo che la gestisce è veramente un attaccapezza infinito. Mi prepara la ‘colazione’, caffè latte e tre fette biscottate con burro e marmellata. Mi parla di un suo amico di Modena che fa il pittore, dell’amore libero degli anni ‘70 e di gite ‘spirituali’ nei boschi (mah!). Temo sia impazzito come Jack Nicholson all’Overlook Hotel… Ci sono altre persone che arrivano e vanno, riesco a trascinarlo al banco per pagare e me la filo. Compro anche quattro segnalibri fatti dai ragazzi di una cooperativa.

Eremo

Parto, cielo abbastanza sereno e strade di mezza collina solitarie. Dopo un’ora arrivo ad Assisi. Pervaso dalla spiritualità che mi ha lasciato l’ex abbazia vado prima all’Eremo delle Carceri, il ritiro di San Francesco per pregare. Non c’è molta gente, la maggior parte va ad Assisi. Un breve sentiero a piedi e arrivo all’Eremo:un po’ nascosto, molto raccolto, alcuni francescani vivono ancora qua. Da una piccola terrazza si entra per una porta e sembra di accedere a stanze segrete, intime. Quattro, cinque piccole stanze di raccoglimento, o così sembra, che scendono, collegate tra loro da strette scale e ancor piú stretti passaggi. Alla fine si esce su una rampa che porta al leccio dove erano soliti posarsi gli uccelli per ascoltare le parole del Santo; è ancora vivo ma si apre in varie parti, alcuni tronchi sono ridotti a rami sottili, ed è retto da sostegni in ferro; sembra che faccia di tutto per rimanere vivo… C’è anche una scultura di Francesco sdraiato a terra con le braccia dietro la testa e i piedi incrociati, guarda in alto; gli manca un filo d’erba in bocca e sembra la posa di Tom Sawyer!

Assisi

Torno all’auto e scendo verso Assisi. Parcheggio, mangio un boccone (in tutti i sensi, è una focaccia enorme…) e vado verso la Basilica. Il cielo è coperto di nuvole che si stanno addensando. C’è molta gente, sembra un po’ una di quelle situazioni tipo Lourdes: a dire il vero lo temevo, anche se una volta dentro è difficile dare giudizi, io poi sono il meno indicato… Ci sono moltissimi stranieri, tanti inglesi e americani, tanti giovani, gruppi di amici, ma anche famiglie. La facciata della Basilica è molto semplice e pulita, il bello è dentro. Temo per il terremoto del ‘97, stamattina passando per Nocera Umbra avevo visto ancora molte baracche, invece mi sembra che il danno non sia stato così grave, o forse il grosso è già stato recuperato: due ali della navata centrale, parte del Cimabue, parte del cielo stellato, una sottile striscia della volta sopra il rosone all’ingresso… sembra semplice da ricomporre (la faccio facile io!). Mentre guardo gli splendidi affreschi di Giotto, Martini e Cimabue, noto due situazioni surreali: nei chioschetti di informazione i frati sono tutti cinesi… e all’ingresso un vigilante continua a ripetere in un microfono «Silenzio» e «Sttt!»… geniale!

Proseguo la visita, seguo il fiume di gente. Entro nella cappella delle reliquie: c’è una pergamena scritta dal Santo, con le regole dell’ordine; frammenti della corda con cui si legava la tunica e la tunica stessa, fatta di vari pezzi di stoffa cuciti assieme, diversi ma tutti di toni scuri/grigi. Le cuciture, così bianche da sembrare nuove, e la qualità dei alcune stoffe, mi fanno dubitare dell’originalità del saio; ma leggo che il corpo di San Francesco venne trovato solo nel 1888, poiché i suoi fedeli lo avevano nascosto molto bene sotto la Basilica Inferiore: ancora adesso la sua tomba sembra uno scavo nel muro. Può essere che il saio, conservato per seicento anni nella tomba, e ora sotto vetro sia in ottimo stato, ma un po’ di dubbio rimane. Nessun dubbio invece sull’onnipresente rivendita di souvenir e l’immancabile distesa di gadget del Santo, presi d’assalto dai turisti («La Chiesa non si regge con un Ave Maria» diceva il cardinale Marcinkus).

Temporale

Esco e mi accoglie il temporale, prima alcune gocce, poi pioggia forte; mi infilo in pizzerie al taglio, pasticcerie (care come la rabbia), altre chiese… e pian piano torno all’auto. Appena in tempo perché il diluvio si scateni. Poi riparto in direzione Spoleto. La pioggia smette e il sole torna a sorridere. Poco dopo arrivo e già da lontano, e poi mentre salgo le strade per entrare in centro, il paese mi piace subito; è piccolo ma vivo e attivo. Mentre vado all’albergo sento la voce di una cantante lirica. Vedo la piazza del Duomo, stanno smontando il palco, hanno rinviato il concerto delle Vibrazioni. Esulto! Non li sopporto…

Mi riposo un po’ in camera e mi doccio. Esco, mi perdo per le vie, sento musica jazz, vedo l’insegna del box office del Festival dei Due Mondi (in Bodoni SeventyTwo!); giro e trovo l’Enoteca dell’Osteria, mangio polenta di farro con pecorino e tartufo, filetto di maiale al pepe verde, catalana e grappa. Mi hanno trattato benissimo… Finisco di scrivere e mi riperdo in questa Spoleto che da tanto volevo vedere e che già amo. Prima di rientrare giro per la piazza del Duomo e mi siedo sui gradini. Guardo la vita delle tante persone che mi passano davanti, vedo coppie giovani e adulte, coppie sposate e coppie con figli… vedo, ‘sento’ come vivono… vedo decisioni e indecisioni, amori leggeri e profondi, vite e sentimenti, cose da fare. Mi sento aperto alla vita, vedo.

8. Pitigliano › Versilia

(15 agosto) Mi sveglio presto, mi alzo e sento trafficare in cucina… bello, come essere a casa! Ti svegli e qualcuno sta preparando la colazione. Esco dalla stanza e trovo la padrona di casa, mi ha preparato caffè, latte, tè, fette biscottate; e poi marmellata di prugne, alcune fette di torta di pinoli e un pezzo di Pane di Mezzestate, un dolce tipico della zona, tutto fatto in casa. Mi dice che di solito si mangia coi salumi, ma non mi sento di cominciare la mattina con prosciutto e salame. Consumo quest’ottima colazione e scatto alcune foto alla campagna intorno. Saldo il conto e saluto, non prima di regalare alla padrona di casa una copia di Ortodivino, il libro di un bellissimo progetto sul verde della Provincia di Modena, che ho seguito per un anno.

Torno per una visita veloce in paese, compro una mini guida al territorio, saluto questo ambiente così accogliente e affascinante e parto in direzione di Saturnia; ho già il costume sotto, mi immagino le terme con acqua a 37°… ignorando che oggi è il giorno di ferragosto. Salgo e scendo per colline morbide e dopo mezz’ora mi appare la vallata di Saturnia. Dall’alto intravedo l’inferno, ma ancora incredulo mi avvicino… alcune terme, a pagamento, hanno ingressi da tenuta riservata, con body guard armata all’ingresso, e una strada che scompare tra le colline. Ancora poco e arrivo all’ultimo girone… dove neanche Dante ha avuto il coraggio di accedere.

Ma a questo punto sono curioso e decido di vedere da vicino. Posteggio e a passo spedito mi avvicino all’unica buca delle terme accessibile a tutti. Lungo la strada, continuamente percorsa da auto, camper, moto, passo sopra un canale coperto dai canneti; noto dei vestiti buttati a terra, penso «che incivili», e invece… scorgo un uomo infilato di traverso, dentro il canale, sotto la strada! Il classico angolo dove in altre situazioni si vede un rivolo di acqua sporca… invece il tipo si gode l’acqua sulfurea, sotto il passaggio delle auto! Comunque vado avanti e arrivo alla bolgia. Nella ‘fossa’ centinaia di esseri umani tutti accalcati, uno a fianco/sopra/davanti all’altro. Qualcuno si è organizzato con ombrellone e sdraia incastrati tra le rocce, alcuni venditori ambulanti propongono t-shirt, costumi e ogni genere di collanine in plastica; c’è chi litiga per il parcheggio e chi è già seduto all’immancabile bar/ristorante improvvisato. Bimbi che corrono e si tuffano vicino a coppie appena adolescenti che si abbracciano cercando invano un po’ d’intimità… Sarò critico ma mi sembra l’Inferno.

Capalbio

Vabbè, volevo vedere, ho visto, riparto. Direzione mare. A pochi chilometri dalla costa vedo l’insegna di Capalbio, e mi incuriosisco, sulla mia guida è segnato come borgo medioevale. Arrivo, parcheggio ed entro a piedi. Il borgo è piccolissimo, ma molto affascinante e ben conservato; mi aggiro per i vicoli, ogni tanto si intravede il paesaggio circostante da aperture e scorci. Trovo una panca, e ascolto il paesaggio sonoro, fatto di aria che si infila per i vicoli, passi, e da voci che arrivano dalle finestre, di persone attorno al tavolo da pranzo… tant’è che a quello sonoro si somma il paesaggio olfattivo! L’odore di verdure fritte mi distoglie dalla poesia leggera fatta di suoni, voci, dialetti, aria, vento, vestiti appesi ad asciugare.

Faccio molte foto, visito la piccola chiesa con alcuni affreschi del ‘300, prendo opuscoli all’ufficio di promozione turistica, vedo un bel libro di fotografie in bianco e nero stampate su carta patinata, accompagnate da testi stampati su carta grezza, scura, un po’ grossa. Il progetto grafico è piacevole, ma il tema, la caccia al cinghiale tipica della zona, e il carattere scelto, il Geneva, mi fanno desistere. Beh, fosse stato un altro tema, tipo il paesaggio di Capalbio, avrei accettato anche il font web usato impropriamente, ma le foto di cinghiali morti e di cacciatori, per quanto tradizione, proprio non le sopporto.

Entro in un negozio di prodotti tipici, ho fame lo sento, e compro di ogni… dal liquore, ai cantucci, all’olio, alla marmellata, al miele. Scendo verso l’auto e mi fermo in una focacceria, lardo e pecorino, poi riparto e arrivo al mare.

Oasi Wwf

Ansedonia, il lago di Burano, riserva del Wwf. Terra pulita, vegetazione grezza, locale, della maremma. Il mare è mosso, la spiaggia quasi inesistente, grandi nuvole bianche in cielo. Poi riparto con l’intenzione di fermarmi all’Argentario. Passo un promontorio di piccole case esclusive, attraverso la laguna di Orbetello e arrivo a Porto Ercole; mentre mi aggiro per camping super affollati e paesi presi d’assalto, arrivo alla conclusione che preferisco le città d’arte e i piccoli paesi. Ho passato otto giorni in mezzo all’arte piú o meno conosciuta, sicuramente poco frequentata. Insomma sono passato da realtà piú raccolte al caos di ferragosto. Sono le 16 e decido di risalire verso casa. La strada è tanta, ma c’è ancora molto al calare del sole e ho voglia di viaggiare.

Prendo l’SS1, l’Aurelia, tracciata dai romani e ancora valida. Passo Grosseto, Follonica, Cecina; vicino a Livorno la strada costeggia scogliere basse, scatto altre foto, la luce è troppo bella e chiama… Poi verso Pisa passo a fianco alla base militare della Nato e ho un po’ di soggezione. Poi Viareggio, Forte dei Marmi, Cinquale… casa! Sono le 19, quando sono partito dall’Argentario mi sono detto «Ma sì dai, torniamo a casa, ho fatto un bel viaggio, sono soddisfatto… faccio una sorpresa, saranno tutti a preparare la cena, arrivo, sono tutti felici e ceniamo assieme». E invece… arrivo e non c’è nessuno! Solo la Bianca, il mio cagnone, che mi vede e fa festa. Gli altri sono tutti in montagna. Niente cena, pazienza!

Sono contento, ho fatto un bel viaggio, era una piccola sfida con me stesso. Ho visto luoghi, paesaggi, colori, opere meravigliose e opere semplici. È stato tutto perfetto e ben calibrato, ho dormito in hotel, ostelli e agriturismo, tutti accoglienti, economici e puliti. Ho visto cambiare paesaggio molte volte; colline morbide, colline arate, girasoli, terra secca; monti, roccia, abeti e boschi a perdita d’occhio; laghi, cascate e il mare. Ho vissuto giorni intensi, sveglia alle otto e a nanna presto. Ho sentito il forte richiamo spirituale di Assisi, la vivacità di Spoleto, di Pitigliano, il silenzio e la quiete di Todi e di una ex abbazia sperduta tra le colline di Fabriano; la familiarità di Orvieto, di Cortona; il fascino secolare e la ricchezza culturale di Urbino.

Fine

Chiudo le note di questo viaggio breve con la mia frase preferita, del giovane Kerouac: «La mia mente sta dove cantano gli alberi, in un ilare vento».

7. Orvieto › Pitigliano

(14 agosto) Mi sveglio verso le 7/8, giro un’oretta per Orvieto, rivedo i luoghi del corso, mi accorgo che l’ultima volta è stato nel 2000, ben 5 anni fa! Rivedo il Palazzo dei Sette, il bar Montanucci, la piazza dove Anna (Bakja) aveva cantato, i vicoli verso la piazza del castello, piazza del popolo, la bottega del falegname che ci aveva prestato del materiale per lo spettacolo, il Duomo, maestoso e imponente, al tramonto brilla di luce propria, la piazza con le case dalle finestre tutte diverse e disallineate, dove feci un mitico collage stile polaroid (ora a casa Gozzi-Garilli, a Verona). Poi il parco verso la collina, dove abbiamo ‘cantato gli alberi’, ora è pieno d’erba ben tagliata, allora era terra secca. Cerco anche quel mitico calzolaio che riparò i miei sandali in cambio di una foto a lui e a tutti i suoi amici, arzilli ottantenni; qualcuno disse: «Così man mano che qualcuno muore gli facciamo una croce sopra…» (Argh! Alla faccia del cinismo). Ricordo che l’anno dopo ripassai e attraverso il vetro della porta vidi che il ritratto-trittico polaroid era stato incorniciato e appeso in un angolo, ancora integro e senza croci… Ma oggi i vetri della porta erano sbarrati, me ne sono andato un po’ malinconico.

Orvieto

Alle 11.30 riparto in direzione Tirreno e per la prima volta vedo Orvieto da una nuova prospettiva: dalle colline che portano al lago di Bolsena si vede benissimo l’enorme blocco di tufo sul quale è arroccato il paese… è incantevole. Il cielo blu e il sole aiutano lo scatto. In direzione Bolsena vedo colline ben arate, col grano tagliato e alberi sparsi; è una piccola fetta di Lazio, tra l’Umbria e il ritorno in Toscana. Dall’alto vedo il lago, scendo e tutto mi sembra ben organizzato, pulito, niente assalti di turisti (è il week end di ferragosto), tanti piccoli camping ben curati; un’occhiata rapida al lago e riparto. Volevo andare a Saturnia, alle terme, ma sulla strada mi appare Pitigliano… mi innamoro subito e decido di restare, parcheggio e cammino per il paese.

Pitigliano

È stretto su una lingua di roccia e tufo, due vicoli che lo attraversano si riuniscono in un belvedere che dà sulle colline vicine; vedo il quartiere ebraico (esisteva un forte comunità fino a qualche anno fa), luci e colori sulle case, sedie sparse, di anziani abitanti che la sera escono e chiacchierano. È un piccolo paradiso. Mi voglio fermare. Ma ci sono solo 2 hotel e sono tutti prenotati. Ci sono tanti affittacamere, ma non ho voglia di mettermi a chiamare tutti. Esco dal paese e subito trovo un agriturismo che ha aperto da poco ed è libero. In questo breve tragitto di un chilometro scatto decine di foto al lato sud di Pitigliano, sembra una roccaforte degna del mondo di Tolkien. Passo un colle, mi infilo per una strada sterrata e arrivo all’agriturismo Fratenuti, ambiente familiare, credo di essere l’unico e forse primo ospite. Mi sistemo in una parte della casa, arredata in stile locale, molto casereccio. Apro la finestra, entra aria fresca, un po’ leggo, poi mi addormento. Sento i suoni della campagna, sto bene.

Pitigliano

Alle sette di sera mi doccio e torno in paese, voglio mangiare un piatto di pasta in un’osteria che ho notato nel pomeriggio. Giro per i vicoli mentre scende il sole, leggo un piccolo libro di Agota Kristof, straordinaria, scrivo il resoconto del giorno mentre aspetto un bel piatto caldo di pasta. Sono all’Osteria dell’Acqua Ardente: è piccola, accogliente, i gestori sono cordialissimi. Ho aspettato fuori il mio turno, ogni tanto una persona usciva e mi avvisava entro quanto tempo si sarebbe liberato il tavolo. Mi hanno servito con cura e parsimonia, piatti semplici ma ben fatti: pasta al ragú, affettato e pecorino, un dolce locale (si sono premurati di darmi il pezzo piú grande!) e caffè alla grappa… Mi hanno anche offerto un liquore ‘etrusco’ fatto con erbe locali. Tutto questo mentre leggevo il libro della Kristof, nuova autrice entrata subito tra i preferiti. Poi esco e il paese è vivissimo, tanta gente per i vicoli, tante famiglie, ad ogni angolo piccoli gruppi di 2/4 elementi che suonano dal pop al reggae al jazz. C’è chi balla, chi ascolta, chi passeggia. È un paese piccolo ma molto, molto vivo. È emozionante e coinvolgente, è il tipico sapore dell’estate italiana.

2. Cortona › Città di Castello

(9 agosto) Mi sveglia la luce del mattino, ho lasciato volutamente la finestra aperta. Aria molto fresca, campane, uccellini. Altro che sveglia al quarzo! Mi rigiro nel letto ancora un’oretta, poi verso le 9 mi alzo. Prima tappa colazione. Bevo un cappuccio accanto a una vigilessa che non trova 10 centesimi per il caffè… ovviamente glieli scontano…

annunciazione

Giro un po’ per arrivare alle 10. Apre il Museo Diocesano, tre sale in tutto, ma una delle opere piú belle e conosciute del Rinascimento. Era dal 2000 che volevo vederla, allora il museo era chiuso: l’Annunciazione del Beato Angelico (1436 circa). Semplice, chiara, diretta, colori vivi. L’Angelo in ginocchio ha la veste rossa con ricami d’oro. Anche le ali sono dorate e a stento occupano lo spazio ristretto di un piccolo porticato. La Madonna ha una veste blu e si stringe al seno. Non è sontuoso, non è gridato. È intimo, mite, sussurrato, umano; in un angolo della vita. E noi quasi assistiamo alla scena come da dietro un cespuglio. Cortona vale una visita solo per assistere a tanta poesia.

Sono le 11.20, riparto e torno verso Arezzo, breve sosta al Castello di Montecchio ma è chiuso (la prossima volta sarai piú fortunato…). Ad Arezzo sto poco, una visita veloce alla chiesa di San Francesco, per vedere la Leggenda della Vera Croce di Piero della Francesca. La vedo dalla navata centrale, senza entrare. Vedo poco, il parchimetro scade. Breve sosta con un panino al salame (1 euro! sigh).

Resurrezione

Mi rimetto in viaggio, vado verso Sansepolcro, piccola fortezza medicea in un lembo di terra che unisce la Toscana, l’Umbria e le Marche. Visito il Museo Civico per vedere La Resurrezione ancora di Piero della Francesca, che tra l’altro è nato proprio qua. Anche ora quello che colpisce è la semplicità e l’originalità della composizione, il senso di opera senza tempo. La vista è frontale, Gesú si erge dal sepolcro in pietra. Una mano regge uno stendardo, l’altra sul ginocchio, nell’atto di elevarsi. Ai suoi piedi quattro guardie, tre dormono scomposte, una ha le mani sul viso, sembra disperarsi. Semplice, diretto, potente. Un’altra opera fuori dai canoni classici.

tipografia

Ancora in auto, 10 km e arrivo a Città di Castello: casa di Alberto Burri, domani visito il museo (ma anche di Monica Bellucci, lei però non la vado a visitare). Volevo andare verso Urbino ma mi sono perso in una bellissima tipografia d’altri tempi: la Tipografia Grifani-Donati. Ho fatto un viaggio nel tempo, ho rivisto mio nonno quando componeva i caratteri in piombo in una cassetta e li fasciava con del filo da spago. Ho visto caratteri con nomi mai sentiti (Landi, Cairoli, Semplicita), il Bodoni corsivo della Nebiolo, vecchie macchine da stampa, la Monotype, caratteri piccolissimi e caratteri in legno enormi. Ho riconosciuto l’Akzidenz Grotesk, una volta si usava piú che l’Helvetica. Il proprietario che mi ha accolto stava un po’ sulle sue, poi abbiamo parlato, mi ha mostrato un torchio litografico che aveva 128 anni (un Bollito&Torchio del 1880)! L’antenato della off-set (l’attuale sistema di stampa).

Mi ha dato il titolo di un libro «da avere assolutamente»: Graphic Design di Alfred Hohenegger. L’ho cercato nella libreria in piazza ma era chiusa, era tardi per andare a Urbino, ho chiamato l’Hotel Umbria, 35 euro la singola, libera: «Vengo subito». Ed eccomi qua, in pizzeria stasera, a scrivere il resoconto di un’altra giornata memorabile, tra arte semplice, arte antica e arte viva… E una buona pizza alla bresaola!

4. Urbino › San Biagio in Caprile

(11 agosto) Mi sveglio alle 8, è nuvolo. Lascio i bagagli in camera, ho tempo fino alle 11. Volo al Palazzo Ducale, caffè veloce, poi entro. Mostra Il Rinascimento a Urbino, bella grafica. Ma bellissimo il palazzo! Enorme, tanti spazi diversi, dal salone del trono allo studiolo del Duca Federico da Montefeltro. La mostra ha molti pezzi interessanti, dalla Città Ideale attribuita a Luciano Laurana (ho preso anche una bella stampa), a la Muta di Raffaello, che è nato proprio qua a Urbino. Ma la cosa che comincia ad affascinarmi dell’arte figurativa sono i santi!

Cortile

È cominciato per gioco, poi ho comprato anche un libro per imparare a riconoscerli. Da un dipinto all’altro riconosco San Francesco (col saio povero), San Sebastiano (trafitto dalle frecce), Santa Chiara (con la tonaca nera chiusa fino alla testa), San Giorgio (sempre con armatura, lancia e testa di drago incorporata), San Cristoforo (col bambin Gesù sulle spalle, attraversa un torrente), San Giovanni Battista (ancora piú povero di San Francesco), San Domenico (col saio caratteristico dell’ordine, bianco sotto, mantello e cappuccio nero). Potrebbe essere un buon sistema per insegnare l’arte… Mentre sto per uscire dal Palazzo vedo una rampa in mattoni che scende verso il basso; vi accedo incuriosito e scopro i sotterranei… Angoli e pertugi incredibili, spazi per la scuderia, per il deposito degli alimenti, un bacino per la neve (!) che serviva a conservare i cibi deteriorabili, cappellette di raccoglimento, abbeveratoi. Torno in albergo, sistemo e scendo verso la macchina. Vedo e fotografo strette calli, piccole case con molti vasi di fiori, prospettive che incorniciano il Palazzo.

Vasi&Fiori

Riparto e cerco i collegi universitari di Giancarlo De Carlo (un grande architetto). Arrivo e sembra di essere in Inghilterra… Le strutture seguono la collina, mattone e cemento, vetrate un po’ alte e strette. Tutti alloggi da 6/8 camere singole piú cucina in comune. Poi un polo centrale con mensa, aule e spazi di svago. È una struttura nata nel 1965 e ampliata fino al 1981, e un po’ si vede, avrebbe bisogno di essere in parte recuperata; ma il concetto di spazi sempre diversi, che si intersecano tra loro, tipico di De Carlo, mi piace molto. Nel corpo centrale la luce entra in modo indiretto, un po’ dall’alto, un po’ dalle ampie e basse vetrate. C’è tanta gente, ragazze e ragazzi stranieri soprattutto, molti con i genitori, che vengono a prendere i loro posti assegnati dall’università. Urbino sembra cosí piccola ma è un ricchissimo polo universitario. Quando cominciano i corsi in questi ambienti, mi dà l’idea che la sera ci si diverta parecchio. Visito anche l’Isia, Istituto Superiore per le Industrie Artistiche, parte di un ex monastero. Il luogo è affascinante, mi sarebbe piaciuto studiare grafica e comunicazione qua. Ma sono contento che ci siano altri che lo possono fare. La biblioteca è una di quelle da cui non verrei mai via!

Controluce

Poi riparto, il paesaggio cambia. Vallate scure, cielo nuvoloso, scatto foto contro luce. Sulla strada provinciale per Roma esco e dirotto verso Gubbio. Arroccata su parte di un colle, il classico borgo italiano. Tanta pietra grezza, rampe ripidissime per salire al Palazzo Ducale. Scopro che Federico da Montefeltro è nato qua, poi forse ha preferito Urbino, come dargli torto… Visito la mostra Il paesaggio italiano contemporaneo, interessante mix di pittura, fotografia e scultura. Belle un paio di foto di Gabriele Basilico, un dipinto di Alessandra Giovannoni (Via Nomentana, toni blu, viola…), la foto di Massimo Vitali Livorno, bagni Lido, tutta l’umanità italiana su una terrazza al mare, mattonelle di cotto, ombrelloni bianco/azzurri, gente che parla, che guarda, che commenta, che prende il sole, si anima, si tuffa, mangia, legge il giornale, vive un pomeriggio di sole. Matto invece quello scultore ‘non ricordo il nome’, che ha riprodotto a grandezza naturale una Lambretta… in cartone! Ogni dettaglio, dal motore, ai tubi, al sellino, alla rotondità un po’ consumata delle gomme… tutto curatissimo. Un genio.

Ostello

Schivo il temporale, scendo e riparto. Direzione Fabriano. All’ufficio del turismo mi indicano una ex abbazia ora ostello a San Biagio in Caprile. In una gola silenziosa, silenziosissima. Il tipo che mi accoglie ha fame di chiacchere. Non vede mai nessuno immagino: ogni dettaglio del modulo da compilare è un pretesto per attaccare bottone, fare battute. Oh my God… «Sei di Modena?», «Ah conosco uno di Modena!», «Nato il 25/09/71… eh ormai ci siamo eh?»… Poveretto sta impazzendo! Ora sono nella camera piú bella, a suo dire, dell’ostello. Piano rialzato in legno chiaro, pietra e intonaco bianco alle pareti, soffitto in travi di legno, copriletto rosso, lenzuola pulite. «Domattina per cortesia lascia come hai trovato. Colazione alle 8.30»… Bella lì! Scrivo il resoconto di oggi con la finestra aperta e il suono del ruscello nel silenzio della valle; leggo Bunker e un po’ della storia di San Francesco, domani infatti c’è la tappa importante del viaggio: Assisi. Sono molto curioso e in attesa, non l’ho mai vista. Domani sera invece mi fermo a Spoleto. Bel programma!

3. Città di Castello › Urbino

(10 agosto) Dormito non benissimo, sveglia alle 9. Prima tappa la libreria dove trovo Graphic Design di Hohenegger, consigliatomi dal tipografo che ho incontrato ieri. Trovo anche un libro di poesie di Edward Estlin Cummings che mi incuriosisce (sempre sia il mio cuore aperto ai piccoli / uccelli che sono il segreto del vivere / qualsiasi loro canto è meglio del sapere / e gli uomini che non li sentono sono vecchi). Poi cappuccio veloce, Martin Mystère e volo a Palazzo Albizzini, sempre qua a Città di Castello, dove c’è la collezione di Alberto Burri, almeno una parte; le opere grandi sono agli ex Seccatoi del Tabacco.

Burri

Burri lo conoscevo poco… mi ha colpito il suo modo di lavorare con materiali semplici: juta, legno, metallo, plastica; pochi colori, nero, bianco, rosso. Ogni tipo di materiale viene trattato con attrezzi ad esso consoni. Il sacco di juta viene cucito, strappato, ricucito; il legno è piallato, bruciato, spezzato; il metallo saldato, segato, inchiodato; la plastica viene fusa, colata, bucata. Poi il rosso, usato come elemento forte, esce dalla composizione; e campiture di bianco o nero, per allargare, riempire, creare un fondo. Belle le serigrafie colorate e le scenografie per Tristano e Isotta, immagino lo stupore di chi ha potuto assistere allo spettacolo!

Esco e vado agli ex Seccatoi del Tabacco, che dopo l’alluvione di Firenze del 1966 vennero usati per asciugare i volumi danneggiati della Biblioteca Nazionale; spazi enormi, dipinti di nero fuori, muri bianchi e cemento grezzo dentro; il tetto a doghe di legno. Alcuni spazi sono dipinti interamente di nero, ad esaltare le opere in Cellotex, ovviamente in nero. Compro cartoline e un vecchio catalogo in Helvetica, poi riparto, direzione Urbino! Passo in mezzo a monti bassi (700-800 metri), Apecchio, Bellania, Acquabagna. Una fonte d’acqua fresca (ma da dove arriva tutta quest’acqua? non smette mai!), poi visita veloce a Urbania, casa natale del Bramante, dove gusto un ottimo gelato.

Palazzo Ducale

Finalmente arrivo a Urbino, la città di Raffaello e dei Montefeltro. Il Palazzo Ducale mi accoglie con le sue due torri a punta, parcheggio di fortuna e vado in albergo (San Giovanni, 25 euri, singola senza bagno); veduta sul Palazzo, sui tetti del paese e le valli. È presto, sono le 16. Esco a vedere questo magnifico, grande borgo (mmmh, forse borgo è poco!). Un’occhiata rapida al Palazzo Ducale, tanta era la curiosità, lo vedrò meglio domattina presto. Assaggio diversi tipi di pizza al taglio, mi perdo in tre librerie e nel Mercato del Libro Tascabile. Compro cinque libri! Spendo piú in libri che d’albergo e cena. Non ho molta fame, dopo tre pizze al taglio…

Mi butto sul letto in camera, poi esco per un bel gelato, altri due libri, poi torno; ci sono tante strade in salita ma è bellissimo girare per Urbino. Domani mi alzo presto. Buonanotte!

1. Cinquale › Cortona

(8 agosto) È stato un po’ faticoso partire ma alla fine ci sono riuscito. Un po’ di pigrizia, un po’ di timore di non farcela. Poi mi sono detto «Parto!»… ho cercato un po’ di ritardare ma alla fine sono partito. Direzione Arezzo, poi ho dirottato su Cortona. Dormo all’Albergo Athens (!) una specie di ostello ben curato, mura bianche, pietra, vecchio cotto come pavimento. Pulito e accogliente. Un lungo corridoio con le porte in vecchio legno scuro, di quello che cigola. Bagno in comune. Come indicato dalla guida. Mitico! Sono partito on the road in solitaria come volevo fare da tempo…

Chiesa di S.Giovanni

Prima tappa. La Chiesa di San Giovanni dell’architetto Giovanni Michelucci, meglio nota come la chiesa dell’autostrada: un notevole esempio di architettura organica (realizzata tra il ‘60 e il ‘64). Ho fatto un lunghissimo giro fra Firenze Signa, Campi Bisenzio, Sesto Fiorentino; un po’ con la cartina, un po’ a istinto, neanche un cartello! È famosissima, è la chiesa piú riprodotta nei testi di storia dell’architettura contemporanea e non ha neanche uno straccio di segnaletica per raggiungerla! Beh, comunque una meraviglia, ovviamente sono capitato quando era chiusa, ma anche da fuori meritava. Pietra, vetro, cemento, rame… tutto si muove verso l’alto. Devi cercare un po’, non sono due braccia aperte come S.Pietro, ma guardando attraverso fenditure e strette finestre dentro è tutto un avvolgere e portare verso la luce che cade e va verso il cielo, l’al di là. Attorno un piccolo parco di pini marittimi e ulivi.

Figline Valdarno

Poi riparto, un pezzo di E35, esco a Incisa, strada statale 71 per Arezzo. Verso le 14 passo accanto a Figline Valdarno: una bella pineta e mura antiche mi chiamano; parcheggio e mi infilo tra i vicoli. Sbuco nella piazza principale, a fianco a un bar con tavolini all’aperto. Ordino un piatto di pasta fredda (penne con tonno, pomodoro, olive… buono!); poi mi riperdo per i vicoli, scatto alcune foto e torno alla pineta. Seduto a una panchina, in ombra, aria fresca: comincio a leggere l’ultimo libro di Edward Bunker, Educazione di una canaglia, volevo iniziarlo in viaggio…

Ancora in macchina con Neil Young e Roy Ayers (che coppia!) perdo poi ritrovo la strada. Sono a 30 km da Cortona. Il cielo è blu come poche volte (sembra quello che vedevo in Olanda), alcune nuvole bianche corrono e si fanno fotografare. Arrivo a Castiglion Fiorentino, non resisto, è un antico borgo, va visto. Scopro che c’è un bellissimo porticato del Vasari, un maestro del Rinascimento. Ma anche bellissime mura e ancora pini altissimi e un paesaggio grande che gioca col cielo.

Ormai sono le 18, a Cortona mi aspettano. Mollo la valigia, mi lavo e alle 20 sono per i vicoli e le ripide salite del paese. Il sole è caldo, l’aria pulita dal forte vento, i muri scaldati nei colori. Vado alla trattoria del teatro, bella e accogliente. Tavoli ben apparecchiati, alcune piccole sale ben arredate, con soffitti affrescati e toni caldi (forse definirla trattoria è poco appropriato). Mangio un po’ in fretta, al centro della sala mi sembra strano essere solo al tavolo, sensazione nuova… mi sento di fare in fretta e uscire. Poi mi calmo, gusto tutto, mi offrono un caffè corretto. Ancora in giro per Cortona, vedo gli ultimi momenti di quello che è stato probabilmente un tramonto infuocato. Faccio in tempo a vedere mille variazioni del blu notte. Torno in albergo e comincio a scrivere.

Domani Arezzo, Anghiari, Città di Castello e Urbino. Giornata lunga e intensa. Buona notte!