
Find a place to call my own / and try to fix up / start a brand new day (Out on the weekend, Harvet, 1972)
Caro vecchio Neil, buon compleanno! Hai attraversato tutta la storia della musica rock contemporanea, dal 1967 ad oggi. E sei ancora Grande. Sei sopravvissuto all’era Woodstock, agli anni ‘80 (a parte il periodo della Geffen, ma non era colpa tua, ti trattavano come uno qualsiasi e ti sei vendicato), sei risorto negli anni ‘90, con Ragged Glory, Harvest Moon, Sleeps with Angels; sei stato acclamato ‘padrino del grunge’ (Mirror Ball coi Pearl Jam), hai aperto il nuovo millennio con quel gioiello di Silver&Gold. E oggi festeggi 60 anni e te ne esci ancora con un album ad alti livelli, Prairie Wind.
Tutto il mondo ti rende omaggio con concerti, tribute band, eventi celebrativi (Londra, Roma, Osaka)… che dire… dopo tanti anni sei ancora un punto di riferimento per piú generazioni. Io ti ho conosciuto al liceo, quando alcuni amici mi regalarono Harvest, e fu amore a prima vista. Ho collezionato i tuoi album, i bootlegs, le rarità. Ti ho visto ai concerti di Correggio (16/7/93), Rotterdam (3/7/96), Brescia (9/7/01), Milano (3/5/03). Ti seguo su un bel blog di news, e attendo come tanti altri la pubblicazione dei tuoi Archives.
Grande Neil, ti ascolto anche adesso mentre scrivo… Words (Between The Lines of Age). Long Time Gone…
I just want to thank you / For all of the things you’ve done / I’m thinking about you (Falling off the face of the earth, Prairie Wind, 2005)
Leggo sul sito italiano di Kaki King che è possibile ascoltare lo special su Kaki fatto da Radio LifeGate il 1° dicembre alle 23. Di notte non lavoro, quindi non sono connesso, quindi l’ho persa. Oggi decido di ascoltarla in differita e… sorpresa! Nell’introdurre il personaggio Kaki King, una voce comincia a leggere l’articolo di un blog che parla di lei… il mio!!! Sento alla radio le mie parole, scritte di getto la sera dopo il concerto. Emozionante… Grazie LifeGate!

(27 ottobre) Sono a Milano, stasera c’è Kaki King, chitarrista americana di 23 anni, una Ovation, una steel guitar, occhiali con montatura nera un po’ spessa, ciuffo di capelli da una parte, jeans con il bordo arrotolato, due bei calzettoni verdi, magra, un incredibile folletto. Crea armonici che portano lontano con la mente, con il pensiero.
Usa una chitarra modificata, la suona tutta, la accorda, la scorda, la intona a suo modo. Sul manico appoggia e muove le dita dall’alto, lente poi veloci; sulla cassa muove le mani e le unghie (finte) sul legno e crea spazi, contrasti, pieni, accordi mai sentiti, nuovi.
Ha anche una steel guitar collegata ad un sampler e ad una serie di pedaliere ed effetti. Crea pattern diversi, aggiunge note, fingerpicking, ci suona sopra, aggiunge melodie e riparte da capo. È bella, sembra che ti guardi mentre suona, ma forse si perde nelle note, nel suo mondo di armonie. È tu ti perdi con lei.
Il giorno dopo è alla Feltrinelli di piazza Piemonte, un bellissimo spazio. Stessa intensità, stessa parte di un tutto. Mi ha firmato i 2 cd (Everybody Loves You, Legs to Make Us Longer) con un grosso pennarello nero, le ho stretto la mano, le ho chiesto del prossimo album dicendole: «Due sono pochi!», mi ha risposto a suo modo: ha sollevato le mani aperte… sorriso da folletto: «Who knows?» (Chi lo sa?)… Speriamo presto!
(Beh, lo confesso… E se qualcuno che legge era presente confermerà… Ci siamo un po’ tutti innamorati di lei