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L’arte di Matthew Carter

Carter

Carter è sicuramente il piú grande disegnatore di caratteri contemporaneo. È figlio d’arte: suo padre, Harry Carter, è un famoso storico della tipografia, autore tra l’altro del bel saggio A View on Early Tipography, pubblicato dalla piú volte citata Hyphen Press di Robin Kinross. Matthew Carter si è formato come disegnatore di caratteri in piombo, e nel passaggio al digitale ha saputo portare tutta la sua grande esperienza. Lo dimostra anche il fatto che dei 3 caratteri di base usati sul web, ben 2 sono suoi. Il bellissimo Georgia, il graziato con cui è composto anche questo testo; e il Verdana, un ‘bastoni’ molto ben visibile anche a piccole dimensioni. [Apro una piccola parentesi sul Verdana: spesso lo vedo usato impropriamente anche su carta, dove su dimensioni superiori al 12 punti dimostra tutti i suoi difetti; o meglio, essendo stato disegnato con degli accorgimenti per essere letto piccolo, ingrandito diventa grossolano, poco elegante].

Bell Centennial

Carter ha disegnato anche altri caratteri, tra i quali molti che usiamo quotidianamente: come lo Snell Roundhand, un calligrafico usatissimo in situazioni da ‘firma’ elegante, di prestigio (ma lo si vede spesso anche per insegne o le classiche partecipazioni di nozze…); e l’Helvetica Compressed, usato molto in pubblicità, mi capita spesso di vederlo abbinato alla comunicazione sociale: è un bastoni molto forte, nero, spesso, che trasmette impatto, d’effetto. Per la compagnia telefonica americana ha disegnato il Bell Centennial, basato su un’intuizione geniale: essendo i testi composti molto piccoli per esigenze di spazio e su una carta dalla qualità molto bassa, stampata a velocità elevata, per evitare che l’inchiostro ‘uscisse’ dalla lettera a macchiare la carta, ha disegnato delle ink traps, dei piccoli incavi in alcuni punti delle lettere (come le aste verticali della N, vedi foto sopra), dove l’inchiostro veniva ‘catturato’. Un genio!

Miller

Da un po’ di tempo mi sono affezionato al Miller, un carattere graziato moderno, ispirato allo Scotch Roman. È molto ben costruito, le grazie sono presenti ma non invasive, le lettere sono equilibratissime tra loro, e ha i 4 pesi minimi necessari per comporre un testo: Roman, Italic, Bold, Small Caps. Inoltre è disegnato in 2 versioni, per utilizzi sotto e sopra i 18 punti di dimensione. Il Miller Display si usa per i titoli, ha i tratti un po’ piú sottili perché usato grande non sia invadente; il Miller Text invece è leggermente piú ingrossato perché si legga bene come testo. Il Miller è un moderno esempio di carattere perfettamente integrato con gli attuali sistemi di stampa. Mi spiego meglio… molti caratteri storici, come il Garamond, il Bodoni, il Baskerville, anche se sono stati digitalizzati negli anni ‘80, erano pensati e disegnati per la stampa tipografica in piombo, dove il carattere aveva un suo ‘peso’ anche sulla carta, ‘entrava’ nella carta, fisicamente. Col cambio di sistema, da piombo a offset, l’incisione sulla carta è cambiata (una lastra di alluminio non ‘pesa’) e la versione digitale di un vecchio font può risultare un po’ debole, poco incisiva, sottile. Un bravo type designer nel momento in cui progetta un nuovo carattere, come Carter col Miller, tiene conto di tutto questo.

Per chi vuole approfondire l’opera di Carter, l’anno scorso è uscito un ottimo libro/catalogo della mostra: Typographically Speaking: The Art of Matthew Carter.

Se regali un martello ad un bambino…

Martello Martello

…tutto il mondo diventa un chiodo. Lo diceva Homer Simpson, ma anche qualcun altro (Jürgen Habermas). Con Andrea Saltini sono nati sempre dei bei progetti (torneranno i brandonmoscastudio?). Questo è stato fatto in economia come a volte succede. In un foglio intero abbiamo messo gli inviti e il mini-catalogo. Due colori, sovrastampe, carta uso mano da 200 gr. Il carattere e l’impostazione me l’ha ispirato la lettura di Grafik, rivista inglese di grafica: Avant Garde ovunque, un po’ retrò ma sempre efficace, soprattutto con la spaziatura e l’interlinea leggermente compressa.

La mostra è stata inaugurata alla Galleria Artealcontrario da un bel concerto/lettura del Gruppo Kobaiashy + Compagnia Pazienza. Il mio compenso sarà Angelica e il drago

La città razionalista. Un progetto

La città razionalista La città razionalista

Questo progetto grafico risale al 2003, ed è stato un evento importante: per Modena, che non ha mai avuto un libro che raccontasse l’architettura di quel periodo storico; per gli autori, Andrea Costa e Laura Montedoro, che hanno aggiunto al loro già ben avviato curriculum un bel progetto; e per me, che ho ritrovato un amico, dopo 15 anni.

Il progetto è ampio e comprende una mostra, un itinerario, quattro incontri e, a distanza di un anno, un catalogo di oltre 300 pagine, con tutte le opere, gli interventi e i saggi. Per quest’ultimo siamo stati liberi di scegliere modi e tempi di realizzazione, ogni parte del libro è stata valutata piú volte, rivista e corretta in ogni dettaglio. Il carattere DIN vuole richiamare la pulizia formale e la chiarezza progettuale dell’architettura razionalista; il pantone verde, come secondo colore, dà risalto e contrasto alle immagini; l’impaginato è ampio e diversificato per ogni sezione.

È stata un’esperienza straordinaria, e non è ancora finita… L’anno scorso la mostra è stata ospitata con molta cura a Ginevra, all’interno di un ciclo di incontri; e nello scrivere questo post mi sono accorto che in molti siti (HermanitosVerdes, Artelibri, Officina di Storia dell’Architettura) il catalogo è ancora recensito e venduto. È possibile trovarlo ovviamente anche presso l’editore RFM.

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