unalberogrande

Archivio di novembre, 2005

2. Cortona › Città di Castello

(9 agosto) Mi sveglia la luce del mattino, ho lasciato volutamente la finestra aperta. Aria molto fresca, campane, uccellini. Altro che sveglia al quarzo! Mi rigiro nel letto ancora un’oretta, poi verso le 9 mi alzo. Prima tappa colazione. Bevo un cappuccio accanto a una vigilessa che non trova 10 centesimi per il caffè… ovviamente glieli scontano…

annunciazione

Giro un po’ per arrivare alle 10. Apre il Museo Diocesano, tre sale in tutto, ma una delle opere piú belle e conosciute del Rinascimento. Era dal 2000 che volevo vederla, allora il museo era chiuso: l’Annunciazione del Beato Angelico (1436 circa). Semplice, chiara, diretta, colori vivi. L’Angelo in ginocchio ha la veste rossa con ricami d’oro. Anche le ali sono dorate e a stento occupano lo spazio ristretto di un piccolo porticato. La Madonna ha una veste blu e si stringe al seno. Non è sontuoso, non è gridato. È intimo, mite, sussurrato, umano; in un angolo della vita. E noi quasi assistiamo alla scena come da dietro un cespuglio. Cortona vale una visita solo per assistere a tanta poesia.

Sono le 11.20, riparto e torno verso Arezzo, breve sosta al Castello di Montecchio ma è chiuso (la prossima volta sarai piú fortunato…). Ad Arezzo sto poco, una visita veloce alla chiesa di San Francesco, per vedere la Leggenda della Vera Croce di Piero della Francesca. La vedo dalla navata centrale, senza entrare. Vedo poco, il parchimetro scade. Breve sosta con un panino al salame (1 euro! sigh).

Resurrezione

Mi rimetto in viaggio, vado verso Sansepolcro, piccola fortezza medicea in un lembo di terra che unisce la Toscana, l’Umbria e le Marche. Visito il Museo Civico per vedere La Resurrezione ancora di Piero della Francesca, che tra l’altro è nato proprio qua. Anche ora quello che colpisce è la semplicità e l’originalità della composizione, il senso di opera senza tempo. La vista è frontale, Gesú si erge dal sepolcro in pietra. Una mano regge uno stendardo, l’altra sul ginocchio, nell’atto di elevarsi. Ai suoi piedi quattro guardie, tre dormono scomposte, una ha le mani sul viso, sembra disperarsi. Semplice, diretto, potente. Un’altra opera fuori dai canoni classici.

tipografia

Ancora in auto, 10 km e arrivo a Città di Castello: casa di Alberto Burri, domani visito il museo (ma anche di Monica Bellucci, lei però non la vado a visitare). Volevo andare verso Urbino ma mi sono perso in una bellissima tipografia d’altri tempi: la Tipografia Grifani-Donati. Ho fatto un viaggio nel tempo, ho rivisto mio nonno quando componeva i caratteri in piombo in una cassetta e li fasciava con del filo da spago. Ho visto caratteri con nomi mai sentiti (Landi, Cairoli, Semplicita), il Bodoni corsivo della Nebiolo, vecchie macchine da stampa, la Monotype, caratteri piccolissimi e caratteri in legno enormi. Ho riconosciuto l’Akzidenz Grotesk, una volta si usava piú che l’Helvetica. Il proprietario che mi ha accolto stava un po’ sulle sue, poi abbiamo parlato, mi ha mostrato un torchio litografico che aveva 128 anni (un Bollito&Torchio del 1880)! L’antenato della off-set (l’attuale sistema di stampa).

Mi ha dato il titolo di un libro «da avere assolutamente»: Graphic Design di Alfred Hohenegger. L’ho cercato nella libreria in piazza ma era chiusa, era tardi per andare a Urbino, ho chiamato l’Hotel Umbria, 35 euro la singola, libera: «Vengo subito». Ed eccomi qua, in pizzeria stasera, a scrivere il resoconto di un’altra giornata memorabile, tra arte semplice, arte antica e arte viva… E una buona pizza alla bresaola!