unalberogrande

Archivio di gennaio, 2005

Se regali un martello ad un bambino…

Martello Martello

…tutto il mondo diventa un chiodo. Lo diceva Homer Simpson, ma anche qualcun altro (Jürgen Habermas). Con Andrea Saltini sono nati sempre dei bei progetti (torneranno i brandonmoscastudio?). Questo è stato fatto in economia come a volte succede. In un foglio intero abbiamo messo gli inviti e il mini-catalogo. Due colori, sovrastampe, carta uso mano da 200 gr. Il carattere e l’impostazione me l’ha ispirato la lettura di Grafik, rivista inglese di grafica: Avant Garde ovunque, un po’ retrò ma sempre efficace, soprattutto con la spaziatura e l’interlinea leggermente compressa.

La mostra è stata inaugurata alla Galleria Artealcontrario da un bel concerto/lettura del Gruppo Kobaiashy + Compagnia Pazienza. Il mio compenso sarà Angelica e il drago

Una tigellata memorabile

(23 novembre) Tigellata con gli amici a Milano, tra amici vecchi e nuovi, strani incroci. I miei soci conoscono gli amici della city, quelli degli anni in Facoltà di Architettura, dell’Erasmus. Gli amici conosciuti scornandosi sugli esercizi di Scienza delle Costruzioni, gli amici dei viaggi a Rotterdam e Utrecht, a vedere l’architettura moderna olandese; in bici tutto il giorno, quaderno e macchina fotografica al collo, poi il ritorno la sera, un piatto di pasta e filosofie di vita, dubbi sul futuro, risate.

È bello essere ancora qua dopo 10 anni, stare una sera tutti insieme, in cucina, attorno ad un tavolino coperto di salumi e formaggi (e nutella); chi seduto, chi in piedi, chi racconta storie, chi fotografa, chi ride come un matto.

Siamo cresciuti ma siamo ancora noi.

Drive Your Funky Soul

WeFunk

Un giorno di qualche anno fa passeggiavo per le vie di Milano e mi sono imbattuto in un piccolissimo negozio di musica, Double Barrel Records. Entro, e vedo la luce… il Funk! Conosco la Bbe, etichetta inglese che pubblica raccolte funk e soul introvabili, la Ace, la Stax, la Westbound, la Strut (altra geniale etichetta inglese che purtroppo ha chiuso). Imparo a conoscere il lato meno noto del Funk, nonsolojamesbrown (senza nulla togliere al mito) e alcune melodie Soul meravigliose.

Passano gli anni, la raccolta dei cd aumenta, Antonio mi invita a partecipare a Zio Radio con Funk Space, dove faccio ascoltare le perle della collezione. Poi un giorno girando per la rete trovo una radio via web (come ZioRadio) che mi apre nuovi orizzonti, e mi fa scoprire altri mondi sommersi del Funk… WeFunk Radio. Ma quanta musica è stata scritta negli anni ‘70?

WeFunk Radio. Funk e Soul, conditi con un po’ di Hip-Hop. C’è anche la possibilità di scaricare gli mp3 dei loro show e vi assicuro che meritano. Si può ascoltare anche da iTunes, nelle radio sotto Urban è la prima. Non vi stancherà, credetemi.

People Get Up & Drive Your Funky Soul

È inverno, si cambia!

È appena passata la mezzanotte, è ufficialmente inverno… Gli alberi hanno perso ormai tutte le foglie, il bianco copre paesi e città, le guance sono viola dal freddo… È inverno, e unalberogrande cambia colore e sfondo in sintonia con l’inverno stesso. Buon Natale a tutti!

4. Urbino › San Biagio in Caprile

(11 agosto) Mi sveglio alle 8, è nuvolo. Lascio i bagagli in camera, ho tempo fino alle 11. Volo al Palazzo Ducale, caffè veloce, poi entro. Mostra Il Rinascimento a Urbino, bella grafica. Ma bellissimo il palazzo! Enorme, tanti spazi diversi, dal salone del trono allo studiolo del Duca Federico da Montefeltro. La mostra ha molti pezzi interessanti, dalla Città Ideale attribuita a Luciano Laurana (ho preso anche una bella stampa), a la Muta di Raffaello, che è nato proprio qua a Urbino. Ma la cosa che comincia ad affascinarmi dell’arte figurativa sono i santi!

Cortile

È cominciato per gioco, poi ho comprato anche un libro per imparare a riconoscerli. Da un dipinto all’altro riconosco San Francesco (col saio povero), San Sebastiano (trafitto dalle frecce), Santa Chiara (con la tonaca nera chiusa fino alla testa), San Giorgio (sempre con armatura, lancia e testa di drago incorporata), San Cristoforo (col bambin Gesù sulle spalle, attraversa un torrente), San Giovanni Battista (ancora piú povero di San Francesco), San Domenico (col saio caratteristico dell’ordine, bianco sotto, mantello e cappuccio nero). Potrebbe essere un buon sistema per insegnare l’arte… Mentre sto per uscire dal Palazzo vedo una rampa in mattoni che scende verso il basso; vi accedo incuriosito e scopro i sotterranei… Angoli e pertugi incredibili, spazi per la scuderia, per il deposito degli alimenti, un bacino per la neve (!) che serviva a conservare i cibi deteriorabili, cappellette di raccoglimento, abbeveratoi. Torno in albergo, sistemo e scendo verso la macchina. Vedo e fotografo strette calli, piccole case con molti vasi di fiori, prospettive che incorniciano il Palazzo.

Vasi&Fiori

Riparto e cerco i collegi universitari di Giancarlo De Carlo (un grande architetto). Arrivo e sembra di essere in Inghilterra… Le strutture seguono la collina, mattone e cemento, vetrate un po’ alte e strette. Tutti alloggi da 6/8 camere singole piú cucina in comune. Poi un polo centrale con mensa, aule e spazi di svago. È una struttura nata nel 1965 e ampliata fino al 1981, e un po’ si vede, avrebbe bisogno di essere in parte recuperata; ma il concetto di spazi sempre diversi, che si intersecano tra loro, tipico di De Carlo, mi piace molto. Nel corpo centrale la luce entra in modo indiretto, un po’ dall’alto, un po’ dalle ampie e basse vetrate. C’è tanta gente, ragazze e ragazzi stranieri soprattutto, molti con i genitori, che vengono a prendere i loro posti assegnati dall’università. Urbino sembra cosí piccola ma è un ricchissimo polo universitario. Quando cominciano i corsi in questi ambienti, mi dà l’idea che la sera ci si diverta parecchio. Visito anche l’Isia, Istituto Superiore per le Industrie Artistiche, parte di un ex monastero. Il luogo è affascinante, mi sarebbe piaciuto studiare grafica e comunicazione qua. Ma sono contento che ci siano altri che lo possono fare. La biblioteca è una di quelle da cui non verrei mai via!

Controluce

Poi riparto, il paesaggio cambia. Vallate scure, cielo nuvoloso, scatto foto contro luce. Sulla strada provinciale per Roma esco e dirotto verso Gubbio. Arroccata su parte di un colle, il classico borgo italiano. Tanta pietra grezza, rampe ripidissime per salire al Palazzo Ducale. Scopro che Federico da Montefeltro è nato qua, poi forse ha preferito Urbino, come dargli torto… Visito la mostra Il paesaggio italiano contemporaneo, interessante mix di pittura, fotografia e scultura. Belle un paio di foto di Gabriele Basilico, un dipinto di Alessandra Giovannoni (Via Nomentana, toni blu, viola…), la foto di Massimo Vitali Livorno, bagni Lido, tutta l’umanità italiana su una terrazza al mare, mattonelle di cotto, ombrelloni bianco/azzurri, gente che parla, che guarda, che commenta, che prende il sole, si anima, si tuffa, mangia, legge il giornale, vive un pomeriggio di sole. Matto invece quello scultore ‘non ricordo il nome’, che ha riprodotto a grandezza naturale una Lambretta… in cartone! Ogni dettaglio, dal motore, ai tubi, al sellino, alla rotondità un po’ consumata delle gomme… tutto curatissimo. Un genio.

Ostello

Schivo il temporale, scendo e riparto. Direzione Fabriano. All’ufficio del turismo mi indicano una ex abbazia ora ostello a San Biagio in Caprile. In una gola silenziosa, silenziosissima. Il tipo che mi accoglie ha fame di chiacchere. Non vede mai nessuno immagino: ogni dettaglio del modulo da compilare è un pretesto per attaccare bottone, fare battute. Oh my God… «Sei di Modena?», «Ah conosco uno di Modena!», «Nato il 25/09/71… eh ormai ci siamo eh?»… Poveretto sta impazzendo! Ora sono nella camera piú bella, a suo dire, dell’ostello. Piano rialzato in legno chiaro, pietra e intonaco bianco alle pareti, soffitto in travi di legno, copriletto rosso, lenzuola pulite. «Domattina per cortesia lascia come hai trovato. Colazione alle 8.30»… Bella lì! Scrivo il resoconto di oggi con la finestra aperta e il suono del ruscello nel silenzio della valle; leggo Bunker e un po’ della storia di San Francesco, domani infatti c’è la tappa importante del viaggio: Assisi. Sono molto curioso e in attesa, non l’ho mai vista. Domani sera invece mi fermo a Spoleto. Bel programma!

Happy Birthday Neil!

neil young

Find a place to call my own / and try to fix up / start a brand new day (Out on the weekend, Harvet, 1972)

Caro vecchio Neil, buon compleanno! Hai attraversato tutta la storia della musica rock contemporanea, dal 1967 ad oggi. E sei ancora Grande. Sei sopravvissuto all’era Woodstock, agli anni ‘80 (a parte il periodo della Geffen, ma non era colpa tua, ti trattavano come uno qualsiasi e ti sei vendicato), sei risorto negli anni ‘90, con Ragged Glory, Harvest Moon, Sleeps with Angels; sei stato acclamato ‘padrino del grunge’ (Mirror Ball coi Pearl Jam), hai aperto il nuovo millennio con quel gioiello di Silver&Gold. E oggi festeggi 60 anni e te ne esci ancora con un album ad alti livelli, Prairie Wind.

Tutto il mondo ti rende omaggio con concerti, tribute band, eventi celebrativi (Londra, Roma, Osaka)… che dire… dopo tanti anni sei ancora un punto di riferimento per piú generazioni. Io ti ho conosciuto al liceo, quando alcuni amici mi regalarono Harvest, e fu amore a prima vista. Ho collezionato i tuoi album, i bootlegs, le rarità. Ti ho visto ai concerti di Correggio (16/7/93), Rotterdam (3/7/96), Brescia (9/7/01), Milano (3/5/03). Ti seguo su un bel blog di news, e attendo come tanti altri la pubblicazione dei tuoi Archives.

Grande Neil, ti ascolto anche adesso mentre scrivo… Words (Between The Lines of Age). Long Time Gone…

I just want to thank you / For all of the things you’ve done / I’m thinking about you (Falling off the face of the earth, Prairie Wind, 2005)

La città razionalista. Un progetto

La città razionalista La città razionalista

Questo progetto grafico risale al 2003, ed è stato un evento importante: per Modena, che non ha mai avuto un libro che raccontasse l’architettura di quel periodo storico; per gli autori, Andrea Costa e Laura Montedoro, che hanno aggiunto al loro già ben avviato curriculum un bel progetto; e per me, che ho ritrovato un amico, dopo 15 anni.

Il progetto è ampio e comprende una mostra, un itinerario, quattro incontri e, a distanza di un anno, un catalogo di oltre 300 pagine, con tutte le opere, gli interventi e i saggi. Per quest’ultimo siamo stati liberi di scegliere modi e tempi di realizzazione, ogni parte del libro è stata valutata piú volte, rivista e corretta in ogni dettaglio. Il carattere DIN vuole richiamare la pulizia formale e la chiarezza progettuale dell’architettura razionalista; il pantone verde, come secondo colore, dà risalto e contrasto alle immagini; l’impaginato è ampio e diversificato per ogni sezione.

È stata un’esperienza straordinaria, e non è ancora finita… L’anno scorso la mostra è stata ospitata con molta cura a Ginevra, all’interno di un ciclo di incontri; e nello scrivere questo post mi sono accorto che in molti siti (HermanitosVerdes, Artelibri, Officina di Storia dell’Architettura) il catalogo è ancora recensito e venduto. È possibile trovarlo ovviamente anche presso l’editore RFM.

Grazie LifeGate!

Leggo sul sito italiano di Kaki King che è possibile ascoltare lo special su Kaki fatto da Radio LifeGate il 1° dicembre alle 23. Di notte non lavoro, quindi non sono connesso, quindi l’ho persa. Oggi decido di ascoltarla in differita e… sorpresa! Nell’introdurre il personaggio Kaki King, una voce comincia a leggere l’articolo di un blog che parla di lei… il mio!!! Sento alla radio le mie parole, scritte di getto la sera dopo il concerto. Emozionante… Grazie LifeGate!

Ascolta lo special

3. Città di Castello › Urbino

(10 agosto) Dormito non benissimo, sveglia alle 9. Prima tappa la libreria dove trovo Graphic Design di Hohenegger, consigliatomi dal tipografo che ho incontrato ieri. Trovo anche un libro di poesie di Edward Estlin Cummings che mi incuriosisce (sempre sia il mio cuore aperto ai piccoli / uccelli che sono il segreto del vivere / qualsiasi loro canto è meglio del sapere / e gli uomini che non li sentono sono vecchi). Poi cappuccio veloce, Martin Mystère e volo a Palazzo Albizzini, sempre qua a Città di Castello, dove c’è la collezione di Alberto Burri, almeno una parte; le opere grandi sono agli ex Seccatoi del Tabacco.

Burri

Burri lo conoscevo poco… mi ha colpito il suo modo di lavorare con materiali semplici: juta, legno, metallo, plastica; pochi colori, nero, bianco, rosso. Ogni tipo di materiale viene trattato con attrezzi ad esso consoni. Il sacco di juta viene cucito, strappato, ricucito; il legno è piallato, bruciato, spezzato; il metallo saldato, segato, inchiodato; la plastica viene fusa, colata, bucata. Poi il rosso, usato come elemento forte, esce dalla composizione; e campiture di bianco o nero, per allargare, riempire, creare un fondo. Belle le serigrafie colorate e le scenografie per Tristano e Isotta, immagino lo stupore di chi ha potuto assistere allo spettacolo!

Esco e vado agli ex Seccatoi del Tabacco, che dopo l’alluvione di Firenze del 1966 vennero usati per asciugare i volumi danneggiati della Biblioteca Nazionale; spazi enormi, dipinti di nero fuori, muri bianchi e cemento grezzo dentro; il tetto a doghe di legno. Alcuni spazi sono dipinti interamente di nero, ad esaltare le opere in Cellotex, ovviamente in nero. Compro cartoline e un vecchio catalogo in Helvetica, poi riparto, direzione Urbino! Passo in mezzo a monti bassi (700-800 metri), Apecchio, Bellania, Acquabagna. Una fonte d’acqua fresca (ma da dove arriva tutta quest’acqua? non smette mai!), poi visita veloce a Urbania, casa natale del Bramante, dove gusto un ottimo gelato.

Palazzo Ducale

Finalmente arrivo a Urbino, la città di Raffaello e dei Montefeltro. Il Palazzo Ducale mi accoglie con le sue due torri a punta, parcheggio di fortuna e vado in albergo (San Giovanni, 25 euri, singola senza bagno); veduta sul Palazzo, sui tetti del paese e le valli. È presto, sono le 16. Esco a vedere questo magnifico, grande borgo (mmmh, forse borgo è poco!). Un’occhiata rapida al Palazzo Ducale, tanta era la curiosità, lo vedrò meglio domattina presto. Assaggio diversi tipi di pizza al taglio, mi perdo in tre librerie e nel Mercato del Libro Tascabile. Compro cinque libri! Spendo piú in libri che d’albergo e cena. Non ho molta fame, dopo tre pizze al taglio…

Mi butto sul letto in camera, poi esco per un bel gelato, altri due libri, poi torno; ci sono tante strade in salita ma è bellissimo girare per Urbino. Domani mi alzo presto. Buonanotte!

Kaki King: chitarra, amore e fantasia

Kaki King

(27 ottobre) Sono a Milano, stasera c’è Kaki King, chitarrista americana di 23 anni, una Ovation, una steel guitar, occhiali con montatura nera un po’ spessa, ciuffo di capelli da una parte, jeans con il bordo arrotolato, due bei calzettoni verdi, magra, un incredibile folletto. Crea armonici che portano lontano con la mente, con il pensiero.

Usa una chitarra modificata, la suona tutta, la accorda, la scorda, la intona a suo modo. Sul manico appoggia e muove le dita dall’alto, lente poi veloci; sulla cassa muove le mani e le unghie (finte) sul legno e crea spazi, contrasti, pieni, accordi mai sentiti, nuovi.

Ha anche una steel guitar collegata ad un sampler e ad una serie di pedaliere ed effetti. Crea pattern diversi, aggiunge note, fingerpicking, ci suona sopra, aggiunge melodie e riparte da capo. È bella, sembra che ti guardi mentre suona, ma forse si perde nelle note, nel suo mondo di armonie. È tu ti perdi con lei.

Il giorno dopo è alla Feltrinelli di piazza Piemonte, un bellissimo spazio. Stessa intensità, stessa parte di un tutto. Mi ha firmato i 2 cd (Everybody Loves You, Legs to Make Us Longer) con un grosso pennarello nero, le ho stretto la mano, le ho chiesto del prossimo album dicendole: «Due sono pochi!», mi ha risposto a suo modo: ha sollevato le mani aperte… sorriso da folletto: «Who knows?» (Chi lo sa?)… Speriamo presto!

(Beh, lo confesso… E se qualcuno che legge era presente confermerà… Ci siamo un po’ tutti innamorati di lei :-)

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